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EDITORIALE

Berlusconi il combattente: da sconfitto a indispensabile

di Vittorio Testa -

17 aprile 2018, 16:47

Berlusconi il combattente: da sconfitto a indispensabile

Sconfitto per il numero di voti ma vincitore per il loro peso determinante. Silvio Berlusconi sta giocando con spregiudicata abilità quella che probabilmente è l’ultima partita politica. Ora ha un chiaro obiettivo: evitare le elezioni anticipate, sulle quali incombe lo spettro di un Salvini in grado di dissanguare Forza Italia, e partecipare a una maggioranza nel ruolo di leader determinante e tutore del segretario della Lega, da sempre visto dal Cavaliere come l’amico di cui non ci si può fidare del tutto, anzi come l’alleato non in grado, per eccesso di antieuropeismo e stile ultragridato, di essere un buon Presidente del consiglio. Grande combattente dal fiuto fine ad annusare con anticipo i pericoli e all’occorrenza capace di erigere barricate con ogni mezzo, Berlusconi gioca su due piani: non perde occasione per criticare Salvini, arrivando addirittura davanti alle telecamere del Quirinale a depotenziarne l’immagine da leader a semplice lettore del comunicato sotto una sorta di dettatura manuale; e ogni giorno getta volentieri benzina sul rogo dello scambio di accuse con Di Maio, in maniera da rendere insormontabile l’ostracismo del segretario M5S contro di sé e Forza Italia. La qual cosa, inaccettabile per la coalizione che ha avuto il 37 per cento dei voti, impedisce l’accordo Lega-M5S: cioè l’incubo che terrorizza i sonni berlusconiani.

Anche perché, al di là dei veti personali, senza Forza Italia un’alleanza tra Lega e 5 Stelle avrebbe una buona maggioranza alla Camera (347 voti, 31 in più del minimo necessario, 316) ma assai risicata al Senato: 167, un margine di soli 6 voti.
Il Cavaliere propone di partire con un premier di centrodestra e cercare in Parlamento il sostegno necessario, sommando a quelli di Lega, Forza Italia e forse Fratelli d’Italia, i voti dei parlamentari dissidenti del Movimento 5 Stelle e molti eletti avversi all’idea di perdere subito lo scranno. Sull’altro fronte Salvini esclude persino il minimo contatto con il Pd che d’altro canto, diviso al proprio interno, non sarebbe nemmeno un solido alleato per un accordo con Di Maio, teoricamente maggioranza alla Camera con 333 voti ma con una ventina di onorevoli contrari, e con il Senato fermo alla quota minima necessaria: 161 voti. Troppo rischioso.
Il perdurare dello stallo sembra non dispiacere più di tanto a Salvini e Di Maio molto attratti dal tornare in fretta alle urne. Ipotesi che il Presidente della repubblica considera nefasta.
Oggi o domani Mattarella deciderà se affidare un mandato esplorativo a uno dei presidenti parlamentari (Fico o Casellati) o un preincarico (Salvini?). Ma le ipotesi di naufragio sono consistenti. E si parla sempre più di un eventuale “governo di solidarietà nazionale” per far fronte alle tante emergenze. In tal caso Lega e M5S, i vincitori, difficilmente potrebbero sottrarsi all’invito di Mattarella. Che avrebbe in Berlusconi, lo sconfitto, un Cavaliere indispensabile.