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EDITORIALE

Casellati subito prigioniera dei veti

di Vittorio Testa -

19 aprile 2018, 18:52

Sotto i faretti delle “troupe” tv, biancheggiava ancora l’ondulata canizie del segretario del Quirinale, Zampetti, intento a leggere la nota presidenziale del mandato esplorativo alla Casellati, quando già prima che la presidente del Senato si congedasse da Mattarella il Movimento 5Stelle riapriva il fuoco di sbarramento contro Berlusconi. E’ la riconferma della “pregiudiziale B.”, dell’ostracismo al Cavaliere e a Forza Italia, il viatico che Di Maio riserva alla seconda carica dello Stato cui il presidente della Repubblica chiede una rapida verifica, entro dopodomani, della possibilità di una maggioranza tra Centrodestra e M5S e relativa indicazione del premier. E nella limitatissima concessione temporale si coglie anche l’irritazione di Mattarella per la proclamata necessità da parte di Salvini di attendere il voto di domenica nel Molise per trarre dall’eventuale vittoria locale lo slancio «a fare un governo in quindici giorni».
A meno di miracolosi eventi, Maria Elisabetta Alberti Casellati, pur essendo la persona più indicata perché eletta al vertice di Palazzo Madama da centrodestra e M5S, domani sera probabilmente apporrà la sua lunga firma a certificare l’impossibilità di un accordo tra i due vincitori del 4 marzo, incapaci di mettere a frutto un consenso globale del 70 per cento di voti, 492 improduttivi seggi alla Camera e 248 al Senato.
Sicché da venerdì Mattarella potrebbe affidare l’ultimo tentativo al Movimento 5Stelle mediante un incarico vero e proprio per esempio a Roberto Fico, il presidente della Camera, che in questi giorni ha contribuito a sgelare il clima tra il Pd e i Pentastellati, ritrovatisi in sintonia piena sulla valutazione della crisi sirian-russo-statunitense e sulla necessità di un rapporto positivo con Bruxelles. Ma sull’asse Pd-M5S i numeri sono un’incognita. Teoricamente 349 voti alla Camera e 173 al Senato, ma con la certa defezione di parecchi Piddini e malpancisti Grillini, tale da mettere a rischio la quota minima di maggioranza: 316 a Montecitorio,161 a Palazzo Madama. Ma al di là dei conteggi, si staglierebbe in tutta la sua ampiezza un problema politico di rappresentanza: potrebbe mai funzionare appieno un governo che escludesse la Lega, la forza più radicata nel Nord, nelle regioni più ricche e produttive? Senza calcolare poi il consenso che otterrebbe la Lega all’opposizione… Ultima ipotesi, sempre più plausibile: un governo di emergenza nazionale-premier una delle due figure istituzionali, Fico o Casellati o un super partes individuato da Mattarella- con il compito di affrontare le urgenze e poi navigare sotto costa fino a prossime elezioni, con nuova legge elettorale: tempo un paio d’anni almeno. E’ il progetto al quale sta dedicando anima e corpo Silvio Berlusconi in contrasto con Matteo Salvini. E forse, con questi chiari di luna, non sarebbe la soluzione peggiore. Anzi.

vittorio.testa@comesermail.it