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Nemiche per la pelle: film delicato ma anche un po' fragile

La felicità è la somma di incontri improbabili

19 aprile 2018, 15:38

Nemiche per la pelle: film delicato ma anche un  po' fragile

"Nemiche per la pelle": dagli archivi della Gazzetta di Parma, la recensione di Filiberto Molossi del 16 aprile 2016 

«E' il luogo della cura, non della biologia». Trattasi (ancora) di famiglia, meglio se di fatto e in qualche modo allargata, tema scottante e a volte minato su cui il cinema può permettersi di riflettere anche con ironia, smussando gli angoli della discussione, tra strane combinazioni genitoriali e bizzarri tentativi di affettività. Là dove il desiderio represso di maternità misura le paure e l'inadeguatezza di chi ha sempre creduto (sbagliando) di non avere il coraggio di potere avere un figlio. E di sapersene occupare.
Ci ragiona, usando un lapis a punta tonda, Luca Lucini (il regista garbato di «Tre metri sopra il cielo» e «Amore, bugie e calcetto») e lo fa con un film teneramente inutile, delicato quanto fragile, dove il contrapporsi di due opposti femminili (mondi ostinatamente antitetici destinati fatalmente a riconoscersi) è il viatico alla scoperta di un altro sé, nella favola imperfetta di un presente confuso dove i castelli incantati hanno lasciato il posto agli attici con vista, e in cui la felicità non ha una formula precisa ma è piuttosto è la somma di incontri improbabili, di alchimie imprevedibili.
Un architetto muore lasciando alla vedova e all'ex moglie (che per ragioni ovvie non si possono vedere) una singolare eredità: il bimbo di sette anni avuto dall'amante cinese. E di cui ora le due donne sono chiamate a prendersi (con disastri prevedibili) cura...
Tutto giocato sulle schermaglie delle due protagoniste - l'una, palazzinara romana, burina, esuberante e volgare, l'altra, psichiatra degli animali, trattenuta, pallida e salutista -, unite da disprezzo reciproco eppure, in nome del bimbo, costrette a stare a galla sulla stessa barca, «Nemiche per la pelle» guarda in parte a «Tre uomini e una culla», simulando prove tecniche di famiglia nell'interesse di una società già altrove troppo orfana di buon senso.
La commedia però è esile, meccanica: Lucini, che quest'anno nella nostra città ha girato e presentato «Pura passione», il bel corto della Ringo che ha per protagoniste le ragazze del Parma Calcio, è servito con poco estro dal copione della Leondeff e della Manieri.
E per quanto la Buy e la Gerini, strana coppia di dive contro che battibeccano con costrutto muovendosi tra le maglie del caricaturale, cerchino di tenere accesa la fiammella, alla fine non è chiaro se è il film a essere stanco oppure solo io. Ma credo entrambi.
Giudizio: 2 su 5

SCHEDA
REGIA: LUCA LUCINI
SCENEGGIATURA: DORIANA LEONDEFF E FRANCESCA MANIERI (da un'idea di MARGHERITA BUY)
INTERPRETI: MARGHERITA BUY, CLAUDIA GERINI, JASPER CABAL, GIAMPAOLO MORELLI, PAOLO CALABRESI
Italia 2016, colore, 1 h e 32'
GENERE: COMMEDIA
DOVE: THE SPACE CAMPUS