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Il racconto della domenica

Alfredo Kraus rinascerà la musica

di Gustavo Marchesi -

22 aprile 2018, 15:06

Alfredo  Kraus rinascerà la musica

La Musica è al proscenio, va ascoltata insieme a lui, Alfredo Kraus, il tramite, dalla dea prescelto… ”Carlotta conosce una melodia che suona al pianoforte al momento opportuno, quando starei per tirarmi una palla in testa”: Werther giudica così le consolazioni della “musica pura”. Momenti in cui la passione non si contorce, nasconde le torture del desiderio. Al palcoscenico giungerà avvolto in abito di canto e armonia. Quella che sarebbe a malapena materia di fotoromanzi diventa il nobile incenso della fantasia. E tra le nebbie aromatiche, tra la carta dipinta, deliziosi ventagli (oh tempi d’oro della scenografia) si muove l’azione del “melodrama”, regno d’innocenza, dove si nasce e muore a tempo di musica. Anche ”i dolori del giovane Werther” si fanno men crudi, durano effimeri lo spazio di un suono. Il romanticissimo signore, che alla fine dell’opera si uccide, può essere nella vita una persona chiara, equilibrata, dal volto sì di moschettiere rubacuori ma con invidiabile cortesia e lucidità di comportamento. Rare doti nei divi della lirica, facili agli sbandamenti di quelle malattia primordiale che fa prolificare gli animali da teatro, come chiamano le nature genuine, le quali non è escluso possano scambiare il teatro per uno zoo. Kraus non è un animale da teatro… “Il mio lavoro è piuttosto di testa, io sono un sostenitore della scienza: la tecnica, anche vocale, è scienza...''. È il momento del trucco. La chioma ancora giovane passa tra le mani del coiffeur. Un’onda lucida di biondo si piega sulla fronte, rialzandosi con la gagliardia che spetta al viso di un ragazzo. Il viso imbianca sotto la prima mano di cerone. Prende forma la maschera di Werther che lentamente passa dalla realtà alla finzione…
”Mi preme un lavoro intellettuale. Nel mezzo della notte mi sveglio sempre con uno stesso problema, una stessa domanda: come interpretare, non solo tecnicamente, la parte che sto facendo... Non si finisce mai di studiare, è un mondo ricchissimo, vastissimo”.
Il volto ormai è una busta misteriosa che traduce in versi, toccanti versi d’amore, anche una biografia qualunque. Gli occhi fissano un’apparizione lontana dove le bocche non accennano che a piccoli bisbigli. Avventure malinconiche, sature dell’impossibilità di conoscersi, viaggi lontani fra gli astri, lettere all’infinito che non lasciano traccia: Niente è destinato a restare, se non le massime di Kraus. Da lui viene un monito eterno: il ritorno anche in teatro della musica tout court, il filtro che decanta gli altri elementi dello spettacolo a sostenere la dignità del suono… Supremo tenore di stile, non volle saperne del secolo XXI; rimasto obbediente al suo, eredità di grandi musicisti, chiuse i conti il 10 settembre del ’99. Aveva ancora molto da insegnare.