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EDITORIALE

Trattative perditempo: Mattarella in campo

di Vittorio Testa -

23 aprile 2018, 17:02

Ha già vanificato quarantanove giorni di incontri e trattative, il labirinto nel quale i leader politici, ciarlieri ma incapaci finora di trovare una via d’uscita, si aggirano sotto gli occhi del presidente della Repubblica, un Sergio Mattarella sempre più spazientito, malcelante l’irritazione sotto l’algido sguardo di impenetrabile sfinge palermitana, che oggi, archiviata l’esplorazione nel perimetro Centrodestra-Movimento 5Stelle della presidente del Senato, la forzista Elisabetta Casellati, dovrebbe compiere la seconda mossa per cercare di uscire dallo stallo.

Ipotesi primaria è quella di un incarico al presidente della Camera, Roberto Fico, grillino un tempo rivale di Di Maio, con il compito di verificare innanzitutto la possibilità di un eventuale trattativa tra il Movimento 5S e il Pd: sentiero impervio ma indicato dal leader pentastellato come alternativa alla palude in cui è finito insieme a Matteo Salvini che comunque resta il suo interlocutore privilegiato, locupletato di elogi e attestazioni di massima serietà e affidabilità: alleato con il quale “sarebbe possibile fare grandi cose”, dice il leader M5S, se solo si decidesse a rompere con Silvio Berlusconi, l’ex premier da lui ritenuto l’incarnazione del male assoluto, sopportabile soltanto, insieme a Fratelli d’Italia, come eventuali sostenitori esterni di un governo Lega-M5S: connubio innaturale, secondo il Cavaliere  quotidianamente dedito a vaticinare sventure per un Paese che dovesse mai finire nelle mani Di Maio (e l’eventuale complice Salvini).

Dunque la situazione è bloccatissima: senza Berlusconi. Salvini da leader del 37 per cento diventa interlocutore dalla forza dimezzata (17 per cento) al cospetto di un Di Maio pretendente lo scettro di premier. Berlusconi, costretto obtorto collo a riconoscerne il diritto alla leadership, è sempre più diffidente nei confronti di Salvini, E a sua volta Salvini riecheggia continuamente il “mai e poi mai con il Pd”: il quale Partito democratico parla poco e a più voci tra loro contrastanti. L’unica certezza è la proclamata disponibilità di Di Maio ad accordarsi indifferentemente con la Lega oppure con il Pd (o la botte piena o la moglie ubriaca...). Sicché un elettore Pd che stavolta avesse scelto il M5S per scarso sinistrismo di Renzi e soci potrebbe trovare il proprio voto a sostegno di un governo imperniato sulla Lega (alleata della Le Pen).

Cosa farà il presidente della Repubblica? Fico avrà un incarico ampio o soltanto sul terreno M5S-Pd? Voci dal Colle sussurrano di una crescente irritazione di Mattarella davanti all’evidenza che questo teatrino autoreferente altro non sia che un modo per prendere ancora tempo e aspettare - oltre a quello di oggi in Molise - l’esito delle elezioni regionali di domenica prossima in Friuli Venezia Giulia. D’altronde Salvini l’ha detto chiaramente: «Se vinco le regionali, entro in scena io». Ma l’ipotesi che a entrare prima in scena sia lo stesso presidente Mattarella è sempre meno improbabile.

vittorio.testa@comesermail.it