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Pakistan

La morte di Sana: fermati padre, fratello e zio, chiesta la riesumazione per l'autopsia

La giovane aveva vissuto a Brescia

24 aprile 2018, 12:39

Sono in stato di fermo con l’ accusa di omicidio il padre, un fratello e uno zio di Sana Cheema, la 25enne cresciuta a Brescia e morta in patria lo scorso 18 aprile. La ragazza sarebbe stata uccisa per aver rifiutato un matrimonio combinato.
La notizia del fermo del padre, del fratello e dello zio di Sana è stata confermata dall’ambasciata italiana a Islamabad, secondo quanto dice il Corriere della Sera, che riferisce anche di un quarto complice portato negli uffici della polizia e interrogato per tutto il giorno assieme ai tre familiari della ragazza.
Una fonte dell’ambasciata pakistana in Italia, confermata da Raza Asif, segretario nazionale della comunità pakistana, riferisce che gli uomini sono quantomeno in custodia.
Per padre, fratello e zio - precisa il Giornale di Brescia - l'accusa sarebbe di omicidio e sepoltura senza autorizzazione e sarebbero coinvolte altre due persone: il medico che ha firmato il certificato di morte e l’autista che ha trasportato il cadavere.

LA POLIZIA DEL PAKISTAN CHIEDE DI RIAPRIRE LA TOMBA. La polizia del Pakistan, che sta svolgendo indagini sulla morte di Sana Cheema, ha chiesto alla magistratura l'autorizzazione per aprire la tomba dove è stata sepolta e prelevare il cadavere per eseguire un’autopsia. Al riguardo il commissario Waqar Gujjar ha scritto al giudice distrettuale Uzma Chughtai da cui attende una risposta nelle prossime ore. Intanto la tomba, che si trova a Kot Fath, in una zona diversa da quella di Mangowal dove la famiglia di Sana ha sepolto i congiunti deceduti in passato, è presidiata in attesa dell’autorizzazione giudiziaria da un contingente di agenti.