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EDITORIALE

Pd-Di Maio ultima chance per evitare le elezioni

di Vittorio Testa -

26 aprile 2018, 15:01

Come “questa o quella” per il Duca di Mantova, così Lega o Pd “pari sono” per il leader Cinquestelle Luigi Di Maio, intento a un’operazione di pragmatismo estremo sconfinante nella più scoperta spregiudicatezza. Certo, la politica a volte deve mediare tra interessi diversi, arrivando a compromessi in vista del bene comune: ma non si era mai visto che un programma, propagandato in campagna elettorale come alternativo a quelli di avversari accusati d’ogni infamia, divenisse infine un canovaccio adattabile agli uni e agli altri. Fallita, o, meglio, incagliata la trattativa con Salvini, entrato in scena come esploratore il presidente della Camera, Roberto Fico, grillino ritenuto sinistrorso, Di Maio si è fatto sirena con i Democratici, invitandoli a cercare un’intesa per governare il Paese. Il che significherebbe la nascita di un governo sorretto da uno dei vincitori e dal peggior perdente delle elezioni del 4 marzo, rappresentanti parte dell’elettorato del centro Italia il Pd e quello del Sud il Movimento 5 Stelle: con all’opposizione Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia, “padroni” politici delle ricche regioni del Nord.
Ma il Pd, al solito, è diviso: e poi i numeri sono risicatissimi, sarebbe una maggioranza a rischio. E’ destinato a scoprire giorno dopo giorno panorami sempre nuovi d’ingovernabilità, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, allibito dal comportamento dei partiti.
Nel Centrodestra Salvini e Berlusconi in gara per la premiership si sono danneggiati a vicenda: con il perdente, il signore di Arcore, dedicatosi da sempre a evitare che il leghista potesse diventare capo del governo. E a sua volta bloccato dall’ostracismo di Di Maio contro Berlusconi, ben felice di ricambiare con insuperabile avversione l’astio dei Cinquestelle. Il Centrodestra si è rivelato un cartello elettorale, senza una vera intesa strategica comune: Berlusconi sostenitore persino di un accordo con il Pd per un governo “moderato” in grado di limitare l’aggressività antieuropea di Salvini e isolare all’opposizione il M5S paragonato addirittura a Hitler. Salvini all’opposto, tenacemente dedito a cercare l’accordo con Di Maio. La confusione è totale: al punto che il Centrodestra ha definito «schiacciante vittoria» il risultato delle regionali in Molise dove Forza Italia ha avuto il 9,4 per cento (16,1 alle politiche), la Lega 8,2 (da 8,7) e FdI 4,4 per cento (da 3,1). Senza Udc, Popolari e Orgoglio Molise, il candidato De Toma avrebbe perso contro un M5S al 31 per cento.
Ora Salvini spera di trarre nuova forza dal successo che va profilandosi domenica prossima in Friuli. Un’altra attesa? La pazienza di Mattarella sembra giunta al lumicino. Tempo pochissimi giorni e o Salvini lascia Berlusconi per allearsi con Di Maio oppure il Pd si accorda con il M5S. Altrimenti Mattarella dovrà approntare un governo di transizione e preparare nuove elezioni. Forse, grazie all’irresponsabilità dei partiti, la soluzione peggiore.
vittorio.testa@comesermail.it