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Se la famiglia è lontana gli importi delle rimesse aumentano

Andrea Lasagni (Università di Parma): il denaro che esce oggi può creare consumatori interessati al Made in Italy

30 aprile 2018, 11:47

Se la famiglia è lontana gli importi delle rimesse aumentano

Quando la famiglia è lontana, gli stranieri mandano più soldi in patria, mentre dalla seconda generazione in poi il legame tende a diventare più blando. I casi sono diversi fra loro e non tutte le comunità inviano denaro allo stesso modo. Degli oltre 5 miliardi di euro rilevati l'anno scorso, 3,2 sono stati spediti in appena dieci Paesi. E' vero che cifre cospicue escono dal nostro mercato ma in questo modo potrebbero emergere classi medie interessate in futuro ai prodotti Made in Italy. Lo spiega Andrea Lasagni, docente di Economia applicata dell'Università di Parma, che studia tra l'altro i temi economici legati all'immigrazione. «Le rimesse sono abbastanza concentrate - dice -. In Italia i senegalesi sono al 14esimo posto fra le comunità più numerose ma sono quarti nell'invio di soldi (e al secondo a Parma, ndr). L'Albania è un Paese di storica immigrazione verso l'Italia ma i flussi di denaro sono in discesa». «Il ruolo della famiglia è ancora ai primi posti: fra i motivi dichiarati è tra i più diffusi - aggiunge Lasagni, citando il Rapporto sull'inclusione finanziaria del Cespi -. Probabilmente a un maggior bisogno corrisponde maggiore domanda, ad esempio, da parte dei Paesi asiatici dove non sembrano esserci miglioramenti delle condizioni di povertà».

«C'è un duplice canale per le rimesse - continua il professore -. Quando si mandano in media 150-200 euro l'invio avviene attraverso i money transfer. Si tenga conto che strumenti digitali e pagamenti con il telefono sono diffusi in Africa e in altri continenti, perché sono immediati e senza problemi di bancabilità. Per inviare importi maggiori, come 3mila euro per l'acquisto di un'auto o di una casa, si sceglie la banca. E gli istituti di credito si “attrezzano”, offrendo agli immigrati i servizi che li rendano loro clienti». La Banca d'Italia ha studiato anche i canali informali. Oltre alle rimesse «visibili», gli stranieri spedirebbero fra il 15 e il 45% in più. Le rimesse «non visibili» rappresenterebbero quindi dal 10 al 30% di quelle totali. Sembra che comunque i flussi di denaro informali sarebbero calati di circa il 20% negli ultimi dieci anni. E' stato rilevato anche un calo delle rimesse verso la Cina. «Si è scoperto che imprese cinesi mandavano soldi come fossero rimesse - spiega Lasagni -. I dati sulla Cina quindi erano stati in parte riclassificati». Questo aspetto non spiega tutte le tendenze sui flussi verso la Cina e altri Stati ma dovrà essere studiato ancora.

La quantità di denaro che ogni anno viene spedita nel mondo fa anche discutere, perché si tratta di milioni che non vengono spesi sul nostro mercato. Lasagni pone l'accento però sull'altro lato della medaglia. «E' vero che 5 miliardi vanno nei Paesi di origine di queste persone - dice -. Ma se quei Paesi potranno in futuro diventare consumatori di prodotti italiani, ciò avverrà perché avranno raggiunto un livello di reddito più alto di prima. E' un discorso che dovrebbe interessarci». Gli immigrati che lavorano in Italia come dipendenti, inoltre, spediscono denaro ma - fa notare il docente - versano anche i contributi al nostro sistema previdenziale.