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EDITORIALE

L'Italia non è un'isola. Rischiose nuove elezioni

di Domenico Cacopardo -

01 maggio 2018, 14:39

Non c’è dubbio che era necessario dissipare illusioni ed equivoci su un accordo 5Stelle-Pd: l’ha fatto domenica Renzi con solare chiarezza. Non possono esserci dubbi. Si conclude così la pantomima messa in scena dopo il 24 marzo, giorno dell’elezione dei presidenti di Camera e Senato. Il tentativo di consegnare al Partito Democratico il tizzone ardente della crisi è fallito.
Ora che non ci sono più alibi e ognuno deve assumersi le proprie responsabilità, la palla torna nelle mani del presidente della Repubblica.
Appare scomposto, irrituale e anticostituzionale l’appello rivolto da Di Maio a Salvini per chiedere elezioni immediate. E anche, intempestivo, almeno per il giovane leader grillino che ha registrato una secca e inattesa sconfitta (come partito) in Friuli-Venezia Giulia: un segnale che dovrebbe indurre alla prudenza. Tanto più che nella storia d’Italia (la grande sconosciuta dalle giovani generazioni) chi ha voluto elezioni anticipate ha sempre pagato pegno (in voti e percentuali).
L’Italia non è un’isola come sembrano credere in tanti. È parte di una comunità continentale ed è titolare di un complesso di relazioni economiche globali: ignorarlo, com’è accaduto in campagna elettorale, ci condurrebbe nel luogo che non c’è.
Mattarella lo sa. E sa che nuove elezioni non sarebbero la soluzione.