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L'ESPERTO

Come calcolare la tassazione per chi lavora (anche) all'estero

La parola all'esperto: Ai fini fiscali conta il numero di giorni trascorsi fuori dall'Italia. Ma ci sono molti altri parametri da conoscere. Scopriamoli

di Daniele Rubini -

13 maggio 2018, 18:15

Il quesito: Circa 12 anni fa lavorai per 8 mesi all' estero percependo un reddito. Non dovendo iscrivermi all Aire... ho pagato le tasse su quel reddito nel paese estero. Ho seguito la procedura corretta? La giurisdizione fiscale è cambiata?
F.C.

La normativa fiscale italiana prevede la tassazione dei soggetti fiscalmente residenti in Italia su tutti i redditi ovunque prodotti («worldwide taxation principle»), mentre i soggetti non residenti sono tassati nei limiti dei redditi prodotti nel territorio dello Stato italiano (articolo 3 del Tuir, testo unico delle imposte sui redditi). La norma considera fiscalmente residenti in Italia le persone fisiche che, per la maggior parte del periodo d’imposta, e pertanto per più di 183 giorni nell’anno, sono iscritte nelle anagrafi della popolazione residente, o hanno nel territorio dello Stato il domicilio o la residenza. I requisiti citati sono alternativi e non concorrenti.

L'ISCRIZIONE ALL'AIRE

In merito alla rilevanza dell’iscrizione all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (Aire) ai fini della sussistenza della residenza fiscale oltrefrontiera, l’amministrazione finanziaria ha più volte chiarito che la cancellazione dall’anagrafe della popolazione residente e l’iscrizione all’ Aire non costituiscono elemento sufficiente per escludere il domicilio o la residenza nello Stato nel caso in cui il centro di affari ed interessi di tali soggetti rimanga in Italia.

183 GIORNI

La permanenza, per attività lavorativa, in un Paese straniero per la maggior parte dell’anno d’imposta (vale a dire, per un periodo superiore a 183 giorni), connotata eventualmente anche da attivazione di una molteplicità di rapporti economici extralavorativi - come ad esempio eventuale contratto di locazione, utenze domestiche, titolarità di conto corrente bancario - costituisce una condizione, tecnicamente identificabile con il domicilio, necessaria ma non sufficiente a qualificare la soggettività fiscale del cittadino italiano in quel Paese; a questo scopo occorre infatti il concomitante presupposto, anche se di natura formale della cancellazione dall’anagrafe dei residenti e dell’iscrizione all’Aire.

LA GIURISPRUDENZA

Per quanto riguarda la giurisprudenza la Commissione tributaria regionale di Milano, sezione 65, sentenza 12 maggio 2016, n. 2860/16 ha confermato questa impostazione interpretativa, contenuta anche nelle istruzioni al modello Redditi persone fisiche. Tuttavia occorre evidenziare anche un orientamento di segno opposto, contenuto nella sentenza della Commissione tributaria regionale Puglia 64/07/2017.

A parere dello scrivente il reddito prodotto all’estero dal lettore avrebbe dovuto essere assoggettato a tassazione anche in Italia a meno che non fosse presente un trattato contro la doppia imposizione, che prevedesse un trattamento differente.

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