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EDITORIALE

Lo stupore per la purezza perduta dei 5 Stelle

di Michele Brambilla -

13 maggio 2018, 14:16

Lo stupore per la purezza perduta dei 5 Stelle

Molti intellettuali (inutile aggiungere «di sinistra»: in Italia gli intellettuali sono solo di sinistra) hanno manifestato stupore e disgusto per il fatto che il Movimento 5 Stelle sta (forse) per varare un governo con la Lega di Salvini e - quel che è perfino peggio ai loro occhi - con il via libera di Berlusconi. «Ma come - hanno protestato - si mettono con gli xenofobi e con il Pregiudicato? Non li voteremo più». Da una parte, vanno capiti. I grillini sono nati con uno slogan, il «vaffa», e sono cresciuti e si sono moltiplicati autoproclamandosi onesti e immacolati in un mondo di corrotti; hanno raccolto i voti degli italiani delusi e arrabbiati dicendosi diversi, predicando l’antipolitica, chiamandosi fra loro semplicemente «cittadini», gabellando la mitica Rete - dove «uno vale uno» - come l’eden della democrazia diretta, che supera i partiti, le alleanze, i compromessi (oh, sì: i compromessi). Urla e slogan destinati a far breccia: giustamente lo scrittore Alessandro Piperno ha scritto sul Corriere che chi volesse fondare un partito dovrebbe chiamarlo «Colpa loro».
Poi c’è un momento in cui si torna sulla Terra: si vincono le elezioni, e bisogna scendere a patti (magari perfino con i cosiddetti poteri forti), riporre nel cassetto certe promesse irrealizzabili, sporcarsi le mani con la realtà e i problemi del Paese, governare. E prepararsi a perdere le prossime elezioni.
michele.brambilla@gazzettadiparma.it