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EDITORIALE

Il destino di San Luca è anche cosa nostra

di Georgia Azzali -

14 maggio 2018, 20:48

A San Luca non si voterà per la terza volta consecutiva. Cosa loro. No, cosa nostra. Dobbiamo indignarci se il 10 giugno quelle 4000 anime nel cuore dell’Aspromonte non potranno scegliere un sindaco. È uno scandalo etico, oltre che democratico. È la sconfitta di un Paese che viene vissuto come un’entità lontana, se non nemica. Vero o falso, poco importa. Contano i fatti. E il fatto è che nessuno si è presentato per partecipare alle amministrative, e dal 2013 in quel Comune, culla della ‘ndrangheta, siede un commissario. Nel 2015 una lista aveva provato a scendere in campo, ma non aveva raggiunto il quorum previsto.

Cosa può pensare un ragazzino di San Luca? In cosa deve credere? In paese vivono mille minori, ma non hanno neppure una palestra, un cinema e un teatro. Ci sono professori che insegnano italiano, matematica e legalità, ma quando provano a mettere in piedi qualche progetto innovativo devono fare i conti con fondi che sono poco più di un’elemosina. «La scuola come agenzia educativa ha fallito. C’è stato un risveglio, però i risultati sono sotto gli occhi di tutti», ha sentenziato il presidente del tribunale per i minori di Reggio Calabria, Roberto Di Bella.

Parole dure, eppure drammaticamente sensate. Perché la famiglia, l’altra agenzia educativa per eccellenza, a San Luca a volte è la matrigna che insegna le leggi della sopraffazione.

E Di Bella ha avuto il coraggio di spezzarlo quel legame di sangue marcio, togliendo diversi bambini a genitori che avrebbero garantito ai figli solo un futuro di violenza.
Gli uomini e le donne di coraggio segnano i destini dei Paesi. Anche l’autocandidatura a sindaco del massmediologo Klaus Davi, arrivata fuori tempo massimo, potrà almeno far continuare a parlare del caso. Ma serve una rivoluzione delle coscienze. E chissà se nel contratto Salvini-Di Maio ci sarà almeno una postilla dedicata alla vergogna del caso San Luca.