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EDITORIALE

Preoccupa l'ennesimo rinvio: segnale grave

di Domenico Cacopardo -

15 maggio 2018, 16:14

Quella che doveva essere la giornata finale della crisi, quella in cui Salvini e Di Maio avrebbero consacrato l’irritualità del loro procedere, ci consegna una comune richiesta di rinvio. Va segnalata la lesione dei principi costituzionali, costituita dalla definizione (senza mandato) di un programma e, dopo, dall’affidamento della sua esecuzione a un loro delegato (in contrasto con l’art. 92). Per il vero, l’irritualità tracima nell’illegalità quando trasferisce a un terzo (il privato-gestore della piattaforma Rousseau) il potere di far approvare dagli attivisti quel programma. Un’espropriazione dei poteri-doveri dei parlamentari (vincolati anche dall’obbligo di obbedienza), ridotti a meri esecutori delle decisioni altrui.
Un rinvio non breve ci dice che la trattativa non è affatto conclusa e che non è nemmeno detto che si concluda.
Le trattative tornano, perciò, a un punto indefinito che potrebbe essere quello di partenza o quello di un’intesa a metà nella quale mancano il fondamentale elemento del nuovo presidente del consiglio e un programma pienamente concluso.
Certo, a questo punto, non possiamo dimenticare che il Quirinale ha secondato un andamento lento della crisi, individuando tanti, troppi giri di consultazione – oltre a due esplorazioni. Per converso, correttamente, ha cercato di non vanificare il voto – democratico – del 4 marzo.
Domani è un altro giorno. Si vedrà.