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L'auto del futuro? Anche diesel: l'Euro6d è pulito. Ma il parco italiano è vecchio

Le case estere tastano il polso del settore. E si scopre (da Censis e CNR) che il trasporto pubblico è irrimediabilmente bocciato e che il gasolio...

16 maggio 2018, 12:45

L'Italia ha un parco auto enorme (37 milioni...) e soprattutto vecchio. Oltre 6 milioni di veicoli sono pre-Euro 3, praticamente dei residuati. Che fare? Occorre svecchiare e la ricetta su come farlo arriva da Unrae, l'associazione delle case estere in Italia, dall'Automotive Dealer Day di Verona. E insieme arriva anche un dato - certificato dagli studiosi del CNR - che deve far riflettere: i motori diesel di ultima generazione non sono affatto i motori più inquinanti, anzi. A livello di Co2 in particolare i motori a benzina hanno emissioni più alte. Con i nuovi standard Euro6d si cancellano anche i luoghi comuni che indicano nei motori a gasolio come i principali imputati per la qualità dell'aria nelle città. Paradossale che si dibatta genericamente di "uscita dal diesel" senza considerare che sostituendo questi veicoli con dei moderni Euro 6 (o anche Euro 5) si otterrebbe una drastica riduzione sia delle emissioni climalteranti che delle concentrazioni urbane di inquinanti.

"E' quanto mai urgente che si avvii un processo virtuoso che consenta all’Italia di raggiungere gli obiettivi fissati dalle normative europee attraverso l’adozione di misure efficaci di svecchiamento e rinnovo del parco e di realizzazione delle necessarie infrastrutture",  ha detto Michele Crisci, presidente dell’Unrae alla giornata inaugurale del 16° Automotive Dealer Day.

"Ciò - ha spiegato Crisci - favorirebbe la sempre maggiore messa in circolazione di veicoli a minore impatto ambientale e più sicuri, che le Case automobilistiche sono già in grado di offrire, sulla base del principio della neutralità tecnologica, assicurando in pieno una mobilità sostenibile sia ambientalmente che economicamente. L’Unrae avvierà da subito un piano di visite tra i principali comuni italiani, con l’obiettivo di sensibilizzare i decisori locali e nazionali alla realizzazione di un’"agenda della transizione" che ha le potenzialità per condurre il Paese a uno scenario più moderno e innovativo, che nel 2030 dovrebbe, secondo le stime, far raggiungere ai veicoli elettrici e ibridi una quota complessiva di circa il 50% del totale delle vendite", ha concluso.

IL FUTURO Non inquinante, condivisa e autonoma: è questo l’identikit dell’auto del futuro prossimo tracciato da Unrae che prevede, nel 2030, un mercato composto al 15% da auto elettriche, 35% di ibride, 35% fra benzina e diesel e, oltre il 13% fra metano e Gpl. Il corposo rapporto, frutto anche della collaborazione con il CNR, ha da un lato l’obiettivo di tracciare le linee guida della mobilità e dall’altro quello di sfatare luoghi comuni ormai radicati. Uno su tutti: che il diesel sia il motore più inquinante.
Tra i problemi dell’Italia, analizza Romano Valente dell’Unrae c'è una netta divisione tra quel 44% di auto di massimo tre anni di società private e il 56% con oltre 8 anni dei privati.
Conti alla mano, i ricercatori del CNR spiegano che il diesel non è il motore più inquinante, anzi: calcolando anche l'inquinamento in fase di produzione, infatti, un veicolo elettrico ha emissioni in linea con uno alimentato a benzina, mentre un diesel ibrido o un diesel di ultima generazione (euro6d) inquina meno degli altri.
Cosa fare dunque? La ricetta proposta è quella della transizione: far convivere per alcuni anni le auto di vecchia concezione con quelle di nuova, ibride e plugin, favorendo - anche fiscalmente, è l’auspicio - un rinnovamento del parco, per avere entro il 2030 auto più amiche dell’ambiente. Necessarie, per questo, infrastrutture come le stazioni di ricarica, e una cabina di regia tra istituzioni e addetti del settore.

TRASPORTO PUBBLICO BOCCIATO Pochi i cambiamenti sul fronte della mobilità collettiva in Italia, se si esclude l’alta velocità ferroviaria che ha migliorato la capacità di collegare tra loro in modo rapido ed efficiente i principali poli urbani del centro-nord. Passi in avanti molto limitati per la mobilità interna ai sistemi urbani.

Il trasporto pubblico locale, sottolinea l’indagine Unrae, presenta livelli di offerta e performance lontane dagli standard europei e fortemente sottodimensionata rispetto al fabbisogno. Solo Milano intercetta con il Tpl una quota interessante di mobilità urbana (57%), che però si ridimensiona di molto considerando gli spostamenti tra comuni dell’area metropolitana (37%).
Pesa la mancanza di investimenti costanti e programmati sulle linee metropolitane e sul parco autobus: le metropolitane di Milano, Roma, Napoli, Torino trasportano complessivamente 884 milioni di passeggeri all’anno, poco più della metà dei passeggeri di Londra o di Parigi. L’età media degli autobus italiani è di 11,4 anni (in Germania 6,9, Regno Unito 7,6, Francia 7,8, Spagna 8). Non stupisce dunque il drastico giudizio dei cittadini sul Tpl, con un livello di gradimento per il servizio molto inferiore ai valori massimi europei (tra 80% e 90%): Bologna 65%, Torino 63%, Napoli 33% Roma 30%, Palermo addirittura 14%.
In generale, un Paese a insediamento diffuso come l’Italia trova grandi difficoltà ad offrire servizi di trasporto collettivo: se nelle grandi città il Tpl è generalmente inadeguato, nelle città medie è quasi irrilevante (copre il 12% della domanda), e nella gran parte delle piccole spesso non esiste (4-5%).