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'NDRANGHETA

Minacce a un pentito in una località protetta: nuovo episodio dopo il caso del parmigiano Signifredi

Il collaboratore di giustizia è Giuseppe Liperoti. Il fatto è emerso durante l'appello del processo Kyterion alla cosca Grande Aracri

16 maggio 2018, 15:40

Una lettera di minacce è stata ricevuta, nella località protetta in cui vive, da Giuseppe Liperoti, collaboratore di giustizia ed ex tesoriere della cosca Grande Aracri. L’episodio - di cui parla oggi il Quotidiano del Sud - è emerso ieri durante l’udienza del processo d’appello scaturito dall’inchiesta Kyterion condotta contro le cosche di 'Ndrangheta del Crotonese.
Liperoti, collegato in video conferenza, ha detto di non sentirsi più sicuro nella località protetta in cui vive, senza aggiungere altro. L’udienza è stata quindi sospesa. Il suo legale, l’avvocato Arnaldo Celia, ha poi informato dell’esistenza della lettera - in cui si intima al collaboratore di ritrattare le sue dichiarazioni - la Direzione distrettuale antimafia catanzarese che ha avviato accertamenti.
Nelle scorse settimane, un altro collaboratore di giustizia legato alla cosca Grande Aracri, Paolo Signifredi, commercialista parmigiano, ritenuto dagli investigatori uomo di fiducia del boss Nicolino Grande Aracri, era stato aggredito nella località protetta in cui vive e la circostanza emersa nel processo, che si svolge a Reggio Emilia, su una frode fiscale da 130 milioni di euro, che ha come imputato Massimo Ciancimino, figlio di Vito, ex sindaco di Palermo.