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EDITORIALE

Quel patto sul premier è la fine del centrodestra

di Vittorio Testa -

22 maggio 2018, 15:46

Mai prima d’ora, nell’iter di nomina del premier e del consiglio dei ministri, un presidente della Repubblica si era trovato davanti al totale sovvertimento del metodo indicato dalla Costituzione come quello attuato dal leader leghista Salvini e da quello pentastellato Di Maio, saliti al colle del Quirinale -77 giorni dopo le elezioni - per comunicare a Sergio Mattarella, spossessandolo di una sua prerogativa, di aver raggiunto l’accordo sulla nomina del professor Giuseppe Conte a presidente del Consiglio: un giurista che dovrebbe attuare da semplice esecutore il contratto sottoscritto dai dioscuri e approvato da 44mila iscritti al M5S e da 250mila leghisti. Ora nome, lista dei papabili ministri e contratto-programma sono nelle mani di Mattarella, ieri locupletato di rispettose citazioni da parte di Di Maio e di un Salvini intento ad esibire moderazione, evitando i soliti toni e propositi antieuropei. Un’intesa, questa tra i due rampantissimi leader, che potrebbe cambiare del tutto il panorama politico italiano. Nel documento assurto a totem sacro del patto, le due parti hanno preso l’impegno a una non belligeranza nel corso delle future campagne elettorali. Primo passo verso un nuovo movimento? E’ comunque in sostanza la fine del centrodestra: Fratelli d’Italia pare pronto a un appoggio esterno per rafforzare la risicata maggioranza Lega-M5S al Senato. Berlusconi e Forza Italia all’opposizione insieme al centrosinistra. Una nuova era.
vittorio.testa@comesermail.it