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Favole dell'ABC Quando le lettere dell'alfabeto prendono nuova vita

Stocchi, 70 storie nelle quali la grammatica e l'ortografia si misurano con la narrazione

di Giuseppe Marchetti -

23 maggio 2018, 16:37

Christian Stocchi è un narratore meraviglioso. Il primo a stupirsene è lui stesso e le sue favole lo seguono come convinte pecorelle. Nel suo precedente libro («Favole in wi-fi. Esopo, oggi» edito da Einaudi) questa naturale disposizione degli accenti fantastici e dei pensieri riflessivi (e riflessi) si rivelava come un evento che si mette di traverso sul territorio del mondo contemporaneo, un poco deridendolo con la sapienza di chi sa davvero far parlare cose e animali, e un poco inseguendolo con la convinzione di chi sa che attraverso le parole dell'ape, della scimmia, delle cicale, dei porcellini e delle gazze (ma il giardino è assai più fittamente popolato) si può dar conto della vita nelle sue più incredibili increspature di bene e di male, di astuzia e di saggezza. Stocchi parte da una antica realtà: ogni favola ha la sua morale, ed Esopo oggi insegna come millenni fa. E' sufficiente che ci si metta a ragionare dentro «il villaggio globale» (dentro il quale anche il nostro narratore ben si accomoda) per riscoprire l'Esopo eternamente moderno (mi viene in mente il bel libro di Pietro Pancrazi, Vallecchi 1930) che sta in noi sia come inventori, sia come fruitori delle favole. Quelle favole che Stocchi definisce «serpenti imprevedibili» poiché hanno superato tutti i tempi, tutti gli ostacoli delle scienze, tutti i trabocchetti delle filosofie occidentali e orientali sino a godersi una popolarità che non cambia mai col mutare dei tempi. Stocchi è il nostro Esopo, dunque, la sua ricerca non è mai un semplice divertimento, ma cultura; cultura dell'oggi, cultura dei nostri dubbi, cultura del nostro voler stare con i piedi per terra come i pinguini che volevano volare, cultura di chi rifiuta le caramelle dagli sconosciuti e i biscotti da internet, cultura del cavallo indovino. Con il suo nuovo libro per ragazzi, «Favole dell'ABC», sempre edito da Einaudi, l'affondo di Stocchi diventa ancora più sconcertante: penetra, cioè, tra virgole, punti, verbi, ortografia, punteggiatura, parole allo specchio, l'erba voglio e i congiuntivi. Scrive Stocchi: «La lingua e la grammatica possono trasformarsi in un continente affascinante, pieno di imprevisti divertenti; insomma, una terra tutta da esplorare. Incredibile?» La riuscita del passaggio tra i due testi è quanto mai curiosa ed è, anche, letterariamente efficace. Il giro delle lettere dell'alfabeto mette in moto una reazione positiva e divertente (ma in certi casi non poi tanto divertente, semmai irritante) che Stocchi usa come un nuovo meccanismo grammaticale e una favola allo stesso tempo, mentre il mondo degli scolari e degli studenti diventa sempre più indifferente al fascino della scrittura.

Le belle immagini di Aurora Cacciapuoti son lì a testimoniare che «verba volant, scripta manent» con domande e risposte che non son più solo delle favole bensì la grammatica del pensiero.

Favole dell'ABC di Christian Stocchi - Einaudi Ragazzi, pag. 155, euro 12,50