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EDITORIALE

Gli acculturati: i nuovi nemici da combattere

23 maggio 2018, 15:57

Nell'epoca dell'offesa facile, della rissa digitale o mediatica, del «vaffa» sdoganato prima dai social poi dai politici, gira – non solo per la Rete - un nuovo, insostenibile, insulto, un epiteto squallido e terrificante che mette in ombra anche i non proprio simpatici riferimenti sulla condotta morale della propria madre: «Acculturato». Parola già di per sé non particolarmente gradevole e musicale, viene ora usata a piè sospinto in senso fortemente dispregiativo. Ma il problema non è solo lessicale. Perché gli «acculturati», per chi non lo sapesse, sono i primi e fondamentali responsabili di tutto: il disastro economico italiano, lo spread che avanza, le buche in centro, l'immigrazione non controllata, la disoccupazione, le tasse, i vitalizi dei parlamentari, i treni in ritardo. E, forse, anche della guerra in Siria e della mancata qualificazione della Lazio in Champions. Come se studiare, informarsi o leggere qualche libro o andare a vedere qualche film o spettacolo teatrale rappresentasse per molti una condotta estremamente negativa, oltre che inutile e pericolosa. Anche perché il non sapere niente di nulla, nel mondo attuale, dà al contrario il sacrosanto diritto di sparare indisturbati qualunque idiozia. Anche la più enorme, anche la più nociva. In un romanzo diventato poi un celebre film, «Farhenheit 451», Ray Bradbury immagina una società dove i possessori di libri vengono arrestati e i volumi bruciati: ma, a quanto mi risulta, dalla cenere non nascono né fiori né idee.