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Stati Uniti

Trump concede la grazia postuma al grande Jack Johnson

Il campione di pugilato nero fu condannato nel 1913 da una giuria di soli bianchi

25 maggio 2018, 00:31

Donald Trump ha concesso una grazia postuma a Jack Johnson, leggendario campione mondiale di boxe afroamericano condannato ad alcuni anni di prigione nel 1913 da una giuria di soli bianchi per aver violato la Legge Mann contro la prostituzione, in un caso considerato a sfondo razzista.

Il presidente ha firmato il provvedimento durante una cerimonia nello studio Ovale alla quale ha partecipato anche Sylvester Stallone, che gli aveva segnalato la vicenda. Trump ha definito Johnson un «grande combattente» e ha sostenuto che la sua condanna «si verificò in un periodo di tremenda tensione razziale negli Usa».

Nello specifico l’accusa era quella di aver «trasportato donne da Stato a Stato per propositi immorali», con l’implicita accusa che la fidanzata del pugile, Lucille Cameron, fosse una presunta prostituta. La Cameron, che presto sarebbe divenuta la sua seconda moglie, rifiutò di collaborare con la giustizia e le accuse furono lasciate cadere. Ma meno di un mese dopo, Johnson venne nuovamente arrestato per un capo d’imputazione simile: questa volta, la donna, un’altra presunta prostituta di nome Belle Schreiber, con la quale il pugile aveva avuto una relazione dal 1909 al 1910, testimoniò contro di lui e arrivò la condanna.


In passato ci sono stati vari tentativi legislativi e varie petizioni per far avere a Johnson una grazia postuma, dai tempi di George W. Bush sino a Barack Obama, che però non la concesse. Ora Trump ha messo segno un altro round in contrapposizione al suo predecessore.