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EDITORIALE

Un nuovo premier e tante incognite

di Domenico Cacopardo -

24 maggio 2018, 17:54

Ieri, intorno alle 19 e 30, il presidente incaricato, Giuseppe Conte s’è presentato ai giornalisti presenti al Quirinale e ha annunciato di avere accettato con riserva l’incarico di formare il governo. Ha confermato gli impegni europei dell’Italia, precisando che, nel prossimi negoziati, si presenterà come avvocato difensore degli italiani. Ha richiamato il programma negoziato tra Lega e 5Stelle come base dell’azione del suo gabinetto.

Un piglio, quello di Giuseppe Conte, deciso nel recitare uno spartito predisposto da altri.

La giornata si era aperta con la celebrazione dell’Assemblea annuale di Confidustria: dopo la giusta cautela dei primi giorni post-elezioni, la presidenza dell’Associazione non ha avuto peli sulla lingua nel mettere il dito nell’insanabile antinomia tra promesse elettorali e «contrattuali» della maggioranza di destra-destra e risorse finanziarie. Senza tacere i rischi che l’Italia corre per l’innalzarsi dello «spread» e per l’attenuarsi dell’interesse degli investitori ai suoi titoli. Una presa di posizione razionale e ragionevole che coglie il punto critico dell’attuale prospettiva politica.

A questo punto, non si può tacere che sin qui è andata in scena una lesione della lettera, dello spirito e della prassi costituzionale mai vista dal 1948 a oggi. Prima di tutto la sottrazione al presidente della Repubblica del potere di nomina del premier, mediante l’autoincarico conferito a se stessi da Salvini&Di Maio per la definizione di un contratto di governo.

Immaginato, scritto e concordato prim’ancora che venisse individuato un presidente incaricato. In secondo luogo, le medesime modalità di scelta di Giuseppe Conte, catapultato al Quirinale, dopo un lungo gioco di veti incrociati. Il tutto, sviluppatosi nel corso di diverse settimane nel modo meno trasparente possibile, in una riedizione peggiorata dei riti partitocratici della prima Repubblica.
Il presidente Mattarella, purtroppo, esce con le ossa rotte da tutta la vicenda: l’incertezza, l’insicurezza e l’indecisione hanno caratterizzato la sua parte di gestione della crisi, nel corso della quale ha subito senza reagire gli affronti dell’incostituzionale appropriazione da parte di altri dei suoi specifici poteri.
Dalle dichiarazioni di Conte, dopo avere ottenuto l’incarico, si evince che non è stato nemmeno preteso un impegno esplicito e cogente sui dossier caldi dell’Europa, accettando una distinzione di fatto tra gli impegni internazionali e gli interessi del popolo italiano e una condanna del lavoro dei governi precedenti rispetto ai quali si propone un cambiamento di rotta. Nessuno può ignorare, anche perché la qualificazione professionale di Conte lo impedisce, il senso del suo discorso che non rassicurerà né la borsa, né i detentori di titoli del debito pubblico, né i partner europei.
Alla buon’ora, tuttavia. Fra breve avremo un governo. Purtroppo senza evidente opposizione. Starà agli italiani sceverare giorno dopo giorno ciò che sarà loro utile o dannoso. Rifiutando con coraggio demagogia e propaganda.