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EDITORIALE

Per Salvini sarà comunque una vittoria

di Luca Tentoni -

27 maggio 2018, 16:01

In queste convulse ore è apparso chiaramente (come quando Salvini uscì dal Quirinale dicendo, a differenza da Di Maio, che su certi temi come l'immigrazione il “contratto” era ancora da discutere) che la partita politica in corso non si stia giocando - diciamo così - ad armi pari. Da un lato, il M5S ha un'occasione importante per conquistare Palazzo Chigi e governare - sia pure non da solo come avrebbe voluto - ma sa che questa è la sua unica strada percorribile; nuove elezioni difficilmente darebbero il 50,1% dei seggi ai Cinquestelle, dunque si dovrebbe tornare al tavolo con un Salvini verosimilmente molto rafforzato dal risultato delle urne. Dall'altro, il capo dello Stato è fra l'incudine della difesa delle sue prerogative costituzionali, il martello degli allarmi internazionali sull’economia italiana e l'esigenza di dare un governo al Paese.
Va detto che, se Mattarella non avesse "minacciato" la nascita di un governo "neutrale" o di un eventuale voto a fine luglio, Lega e Cinquestelle non si sarebbero precipitati a rimettersi attorno al tavolo delle trattative. Però ora il Colle è in una posizione scomoda. Oggi come in futuro (se, per esempio, rinviasse alle Camere una legge voluta dal nuovo governo) rischia di essere trascinato nell'agone politico, additato come il "nemico del popolo". Del resto, è un arbitro e, come tale, sa che talvolta i tifosi più accesi non risparmiano nulla al direttore di gara giusta o meno che sia la decisione che questi adotta. L'unico che in questa vicenda ha in mano solo carte vincenti è invece Salvini. Il leader leghista può incassare la nomina di Savona all'Economia, ottenendo in un colpo solo parecchi risultati: piegare le resistenze del Colle, del presidente Conte e dei Cinquestelle (che non sono sulle posizioni del noto economista) e conquistare, col 17% dei voti, il predominio sull'intera scena politica (Salvini, del resto, ha già avuto molto nel corso della stesura del contratto di governo).
Oppure può sfasciare tutto, dando la colpa a Mattarella (come se la Lega avesse fatto in campagna elettorale il nome di Savona, il quale ora è più una bandiera che un tecnico apprezzato) e andare alle elezioni rappacificandosi con un Berlusconi indebolito dai sondaggi (dunque, bisognoso di non farsi cancellare dal panorama della prossima legislatura).
Un nuovo voto in cui il favorito sarebbe il centrodestra e dal quale la Lega uscirebbe irrobustita, con la possibilità di chiedere agli alleati molto più di quanto già ha avuto in queste settimane. C'è una terza ipotesi, remota: che Savona ceda o che Mattarella resista. Anche in questo caso, se la Lega volesse rinunciare alle elezioni anticipate, Salvini potrebbe dire che il governo nasce nonostante i «nemici interni ed esterni» e che - pur senza Savona - la Lega difenderà la linea su euro e Unione europea. Comunque vada, per lo scaltro leader leghista sarà un successo.