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La psicologa: "I maltrattamenti fisici e verbali generano paura e senso di abbandono"

28 maggio 2018, 07:03

MARA VAROLI

Bambini tra i 3 e i 5 anni sottoposti a «sistematiche violenze fisiche, verbali e minacce». Ma quali conseguenze possono avere questi maltrattamenti nei piccoli?

«Le situazioni di maltrattamento fisico o verbale generano nei bambini paura con conseguente senso di impotenza, sfiducia, insicurezza e abbandono - risponde Cristina Piazza, psicologa-psicoterapeuta della Famiglia, vicepresidente Osservatorio psicologi parmensi -. I bambini esposti a questi vissuti emotivi, soprattutto in una fase evolutiva in cui non hanno ancora sviluppato appieno la competenza linguistica per descrivere ciò che accade loro di negativo, possono inviare segnali agli adulti di riferimento quali aumento dell’aggressività, flessione del tono dell’umore, alterazione del ritmo del sonno o difficoltà nell’alimentazione. Tali segnali andrebbero adeguatamente valutati dagli adulti per identificare eventuali situazioni di disagio».

Cosa deve fare la famiglia per aiutare i bambini a superare questi traumi?

«Le conseguenze di questi traumi, cosiddetti relazionali, solitamente sono temporanee e si risolvono quando i bambini hanno la possibilità di affrontare la situazione traumatica con adulti di riferimento, in particolare con i genitori, in un contesto finalmente sicuro, in cui tutto sia venuto alla luce. La condivisione delle emozioni e delle esperienze, perfino le più negative, permette ai bambini, anche se molto piccoli, di uscire dall’isolamento e di attivare tutte le risorse di cui dispongono per avviare il processo di elaborazione di tali esperienze. E’ importantissimo quindi che gli adulti, prima di tutto i familiari, accompagnino i piccoli in questo processo di elaborazione fornendo loro accoglienza e ascolto e prestando attenzione a non esporli alle loro inevitabili emozioni negative, che potrebbero provocare nei bambini una ulteriore traumatizzazione. La buona notizia è che i piccoli ce la possono fare soprattutto se si riesce ad infondere loro senso di sicurezza e protezione».

Che cosa deve fare la scuola per aiutare i piccoli maltrattati ma anche i compagni delle altre classi?

«Anche il contesto scolastico ha un ruolo fondamentale per aiutare non solo i bambini direttamente coinvolti in questa difficile esperienza; anche quelli che l’hanno vissuta come spettatori possono richiedere attenzione ed aiuto. Le attività svolte in gruppo, molto utilizzate nei percorsi didattici della scuola dell’infanzia, danno ai bambini la possibilità di condividere le emozioni negative, in alcuni casi vissute individualmente. Questo è un altro importante passaggio che completa il processo di rielaborazione e sistemazione del trauma».

E quale terapia può servire per gli altri piccoli?

«A bambini ed adulti che vivano una situazione di emergenza a forte impatto traumatico può essere indicato un supporto psicologico per accelerare il processo di elaborazione dell’evento: gli psicoterapeuti dispongono di diversi strumenti per intervenire sul trauma emotivo sia in situazioni collettive che individuali».

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