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COMMENTO

Il debito record e il nostro insostenibile vittimismo

di Vittorio Testa -

29 maggio 2018, 15:19

Duemila miliardi e 330 milioni di euro: cioè 38mila pro capite, neonati compresi. No, non è il caso di far saltare i tappi di spumante. Non si tratta della promessa di elargizione contenuta nei programmi elettorali dei partiti in vista del prossimo voto. E’ l’ammontare, giusto una soverchiante montagna, un Everest, del mostruoso debito pubblico italiano in perenne aumento e arrivato al 131,80 per cento sul prodotto interno lordo, il Pil. Una sciagura, fabbricata da noi stessi, che ci costa 80 miliardi l’anno di interessi da corrispondere ai possessori di Bot e Bpt, banche, industrie, grandi capitali, privati cittadini, non soltanto italiani ma anche, nel 31 per cento dei casi, stranieri. Quindi “padroni a casa nostra”, come si strilla con jattanza xenofoba, per un terzo non lo siamo più. Ma questo è il meno. La vera, autentica tragedia è che, vivendo da decenni ben oltre le nostre reali possibilità e seguitando irresponsabilmente a farlo, lasceremo in eredità alle nuove generazioni una situazione da fallimento nazionale. Sempre che non accada prima, grazie a un ceto politico uso da sempre a comprare il consenso. Ricordate i cosiddetti baby pensionati? Correva, allegro e munifico, l’anno 1973 quando il governo presieduto da Rumor stabilì per i dipendenti pubblici il diritto di andare in pensione dopo 15 anni di contributi le lavoratrici, dopo 20 anni i maschi, 25 se dipendenti degli enti locali. Con l’allungamento della vita media, c’è gente che a 35 anni ha smesso di faticare e per decenni ha incassato l’assegno mensile, percependo complessivamente una cifra pari a 90 volte quella versata all’istituto di previdenza. Negli ultimi 40 anni queste pensioni verdi ci sono costate la bellezza di 400 miliardi.
Ma almeno un po’ questi nostri fratelli italici avevano lavorato nel servizio pubblico. Diverso il caso dell’elusione ed evasione fiscale: almeno 100 miliardi l’anno il mancato introito per la comunità. E quello, lucrosissimo, della nera attività delle criminalità organizzate? Qui un fiume carsico di miliardi di euro (circa 700 l’anno) va ad arricchire Cosa Nostra, ’Ndrangheta e Camorra. Ma non pagare le tasse in giusta misura è abitudine diffusa anche tra noi cittadini perbene: si calcola che chi dichiara un reddito tra i 20 e 30mila euro ne nasconda almeno altri 10mila. Chi ammette di guadagnarne 100mila ne tiene in saccoccia, celati al fisco, dai 30 ai 40mila. Soldi che servono per rallegrare il tenore di vita, macchine costose (primi in Europa per numero di auto di lusso), ristoranti, abiti, vini pregiati, viaggi esotici, grand hotel. Una qualità di vita sconosciuta a francesi, tedeschi, inglesi. Ora, davanti a tante e tali follie, che cosa dovrebbe fare una classe politica con la testa sulle spalle? Dite che occorrerebbe intervenire con polso fermo, a cominciare dal debito pubblico, il più pesante della Comunità europea, con la quale abbiamo presi impegni a non sforare il famoso limite del 3 per cento? Sì, la risposta è sensatamente ovvia. Ma invece che cosa è successo, che cosa sta succedendo e cosa ancora succederà? E’ accaduto che i due leader di Movimento 5 stelle e Lega, Di Maio e Salvini, dopo una vittoriosa campagna elettorale in cui hanno promesso di dimezzare le tasse, inviare un assegno di 780 euro al mese a milioni di persone, per dire delle più ghiotte novità, è accaduto che i due giovani rampanti hanno impiegato quasi tre mesi, ignorando le prerogative del capo dello Stato, per proporre un governo presieduto da uno sconosciuto avvocato e pretendere di nominare ministro all’Economia un professore teorizzante l’uscita dall’euro e la rottura con la Germania governata dalla Merkel novella Hitler in gonnella. Euro peraltro ritenuto da Salvini un «crimine contro l’umanità». E’ accaduto che Mattarella decidesse finalmente di fare il presidente dicendo un bel «non è il caso, mettete un vostro esponente autorevole». E’ quel che cercava il leader della Lega, un pretesto per far saltare tutto e andare a nuove elezioni. Adesso accade che Salvini e Di Maio gridano al popolo tradito dai nemici del rinnovamento. Accadrà che in autunno torneremo a votare. I vociferatori pro-popolo angariato vinceranno. Nel frattempo il debito pubblico sarà arrivato a 3mila miliardi. E quei cattivoni di Bruxelles e Berlino si ostineranno a chiederci di rispettare gli impegni, ridurre il deficit anziché, come pretendiamo noi, sforarlo. I due pasdaran antiEuro tramuteranno le elezioni in un referendum pro il bene del popolo contro il male dei nemici del popolo. Certo accadrà qualcosa. Che Dio ce la mandi buona.

vittorio.testa@comesermail.it