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A BORDO

Volvo, il simbolo della rinascita è XC40

30 maggio 2018, 10:50

Qualche anno fa, finita l'avventura nell'universo Ford e con la crisi che mordeva forte, il futuro di Volvo non si poteva definire roseo. Anzi, il futuro rischiava perfino di non esserci. E invece il nuovo corso cinese (bravissima Geely a iniettare liquidità, idee e sinergie ma ancor di più a lasciare intatti stile e tecnologia Made in Sweden) ha reso oggi il brand una case history di successo: vendite e margini al galoppo, XC60 World car of the year negli Usa, XC40 Car of the year in Europa, Moody's che alza il rating, il Suv compatto capace di marciare al ritmo di 1500 ordini al mese in Italia.

Il segreto? Idee chiare, capitali, una «vision» precisa dell'elettrificazione mondiale dietro l'angolo, ma soprattutto modelli vincenti. E allora abbiamo fatto un altro giro con XC40 dopo l'assaggio alla presentazione invernale. Sulle strade siciliane, dalle parti del commissario Montalbano, il crossover mostra come doti migliori quelle dell'assorbimento delle asperità (l'asfalto non è sempre dei migliori laggiù...), segno che la nuova piattaforma CMA è indovinata. C'è appena un po' di rollio, ma il comfort è da segmento superiore.

Il turbodiesel D4 ha una buona cavalleria (190) ma non è fatto per gli adrenalinici, diciamo che è più votato al viaggiatore seriale. Così come il sistema di guida semi-autonoma Pilot Assist, pensato per vegliare su chi è al volante, in linea con la storia di Volvo, che ha sempre anteposto la sicurezza davanti a tutto.

Completa il servizio da perfetto maggiordomo Sensus, l'elegante interfaccia che funziona con la stessa lo gica di uno smartphone. Qualche dettaglio degli interni (la plastiche nella parte bassa) è migliorabile, ma le tedesche oggi intorno ai 4 metri e 40 hanno un'avversaria formidabile. Anche perché il design - quasi lo scordavamo - resta irrresistibilmente svedese...