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EDITORIALE

La protesta dalla piazza al Palazzo

di Michele Brambilla -

01 giugno 2018, 15:08

La protesta dalla piazza al Palazzo

Anche se un po' di cautela resta d'obbligo – visto il manicomio di questi ultimi tre mesi – sembra che possiamo affermare, come diceva Bossi, che è stata trovata la quadra. Abbiamo un governo. E questa, comunque la si pensi, è una buona notizia. Intanto, è una buona notizia perché andare due volte al voto nel giro di pochi mesi sarebbe stato un delirio. L'Italia si sarebbe coperta di ridicolo e si sarebbe esposta ai rischi di una drammatica instabilità.
Secondo, è una buona notizia perché è un governo politico: e dopo vari esecutivi tecnici o «del presidente», la politica aveva il diritto e il dovere di riprendersi il proprio ruolo. Terzo, è una buona notizia perché evita all'Italia un clima da simil guerra civile cui sembrava potessimo andare incontro nei giorni scorsi, con richieste di impeachment e annunci di piazze tumultuose.
Infine, crediamo che sia una buona notizia anche il fatto che la maggioranza di governo sia composta dalle due forze che negli ultimi anni hanno incarnato la protesta, a volte anche la rabbia, degli italiani; delle due forze “anti-sistema”, come si dice. 
E qui è necessario sgomberare il campo dagli equivoci. Noi non siamo per nulla convinti - e lo abbiamo scritto - che Lega e Movimento Cinque Stelle siano la medicina adatta per curare i mali del Paese. Anzi. Ma è una medicina che non potevamo evitare di ingurgitare. Il vento (elettori) soffia in quella direzione, e organizzare una qualche manovra di palazzo per escludere dal governo le due forze politiche oggi prevalenti sarebbe stato un grave errore. Inutile dire perché: Salvini e Di Maio avrebbero gridato al golpe, e molti italiani li avrebbero seguiti.
Lega e Movimento Cinque Stelle vanno dunque a governare l'Italia ed è un bene che sia così. Perché i casi sono due: o aiuteranno l'Italia a rialzarsi, e allora ne saremo tutti contenti; oppure non riusciranno ad attuare le loro promesse - che paiono irrealizzabili a molti osservatori - e così gli stessi italiani che li hanno votati non li rivoteranno più: e sarà la fine di un equivoco.
Anche se - va detto - le due forze che compongono la maggioranza non sono proprio la stessa cosa. La Lega, pur cambiata (e di molto) dai tempi di Bossi, ha una lunga esperienza di governo: sia a livello nazionale, sia soprattutto nelle amministrazioni locali. Il Movimento Cinque Stelle no. Né hanno, i grillini, il radicamento sul territorio e la forma-partito che ha il partito di Salvini. Quindi, non è detto che il destino di questi due movimenti debba correre sempre in parallelo.
Infine, una cosa va riconosciuta. Almeno stando a quel che s'è visto finora, il Movimento Cinque Stelle ha dato prova di essere cambiato, rispetto al movimento arrogante e irresponsabile di cinque anni fa, quando maltrattò Bersani in diretta streaming, in nome di una purezza che non ammetteva alleanze. Di Maio è stato a lungo soggiogato da Salvini, ma alla fine ha evitato, con la marcia indietro sull'impeachment e mettendo il leader leghista con le spalle al muro sul caso Savona, la follia del voto estivo. Di Maio ha saputo rinunciare a qualcosa: lo avrà fatto per interesse personale, ma lo ha fatto. Quanto a Salvini, fino all'ultimo abbiamo pensato che non avesse alcuna intenzione di andare al governo, aspettando nuove elezioni che lo avrebbero visto trionfare. Invece, alla fine anche lui si è preso la propria responsabilità.
Per tutti e due - Di Maio e Salvini - è arrivato il momento di passare dall'onore della protesta all'onere del governo. Insomma di passare dalle parole ai fatti. Vedremo come se la caveranno.