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L'INTERVISTA

Fabio Biondi: «Quando a migrare erano i compositori»

03 giugno 2018, 06:07

LUCIA BRIGHENTI
Musicisti in viaggio che, a bordo di carrozze e navi, attraversarono l’Europa in cerca di fortuna, mettendo in comunicazione Francia, Germania, Spagna, Gran Bretagna, Russia, Svezia. Storie del Settecento, simili a quelle di oggi: rende omaggio ai compositori barocchi che lasciarono il paese natio, il concerto «Europe Unlimited» con l’Europa Galante diretta da Fabio Biondi.
Mercoledì 6 giugno alle 21.15, nell’Arena Shakespeare, l’evento inaugura la rassegna estiva di Fondazione Teatro Due. Biondi, che oggi risiede in Spagna ma che mantiene un legame con l’Italia e con Parma (dove la sua orchestra ha sede, presso il Teatro Due), parla con empatia delle storie di questi compositori. «È stato il Festival di Potsdam, un anno fa, a commissionarci un programma sul tema delle migrazioni musicali. – racconta il violinista e direttore d’orchestra – In quell’occasione c’eravamo concentrati sugli scambi tra Italia e Germania. In seguito abbiamo esteso ad altri paesi questa idea, molto apprezzata perché d’indubbia attualità».
Come hanno influito le migrazioni sulla musica europea?
«Si potrebbe fare un parallelo divertente con la gastronomia: i musicisti hanno portato gusti e sapori differenti da un paese all’altro, un po’ come chi ha portato le patate dagli Stati Uniti all’Europa. I musicisti migranti del Settecento hanno seminato e reso fertili anche territori che avevano una tradizione musicale poco sviluppata. È il caso della Russia che si è arricchita, da questo punto di vista, grazie agli italiani. Anche il passaggio da stile barocco a stile galante (che ha poi aperto la strada al classicismo), si è verificato grazie ai napoletani migrati al Nord».
Quali gli aspetti più curiosi nelle biografie di questi musicisti?
«In ogni spostamento c’è un aneddoto tenero e simpatico: ci sono compositori che sono tornati indietro, come Paisiello, un napoletano verace che trovò grandissima fortuna in Russia ma che rimpatriò disperato, credo, per fattori meteorologici e gastronomici... Geminiani, oggi considerato un compositore fondamentale, fu poco apprezzato a Roma e lasciò l’Italia per trovare grandissima fortuna in Inghilterra. Ci sono anche compositori meno noti: il filo conduttore che accomuna tutti è la qualità della loro musica».
Il fenomeno delle migrazioni settecentesche insegna qualcosa all’Europa di oggi?
«Io, che sono sempre aperto alla conoscenza, ammetto che tutti i fenomeni di migrazione possono favorire lo scambio di idee, ma anche dare origine a meccanismi che si inceppano. Oggi c’è molta paura e un ritorno a un protezionismo nazionalista, forse perché l’immigrazione è senza controllo. Nel Settecento c’era più elasticità».
A proposito di tornare in patria, per lei questo concerto è un ritorno...
«Sono sempre felice di suonare e dirigere a Parma, non solo per il Teatro Due, che è in qualche modo la nostra casa, ma anche per il mio legame con questa che sento come la mia città, visto che ci ho vissuto per trent’anni. Con l’Europa Galante abbiamo in programma “Il ritorno di Ulisse in Patria” di Monteverdi al Festival di Amburgo, un titolo che mi fa sempre pensare che sarebbe perfetto per il Teatro Farnese, visto che fu inaugurato proprio da Monteverdi...».
Nel concerto si potranno ascoltare musiche di M. Mascitti, J.M. Leclair, J.D. Heinc hen, G.F. Haendel, A. Vivaldi, F. Geminiani, F. Barsanti, J. Myslive?ek, J.H. Roman, G. Paisiello, C. Stamitz, M. Soler, L. Boccherini, N. Conforto, G.P. Telemann. Per informazioni e biglietti: biglietteria Teatro Due, tel. 0521-230242, biglietteria@teatrodue.org.

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