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EDITORIALE

I 5 Stelle al governo e la fine del grillismo

di Michele Brambilla -

03 giugno 2018, 17:43

I 5 Stelle al governo e la fine del grillismo

Le parole che il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha pronunciato (anzi ha gridato: da un palco, come in un comizio) ieri alla festa della Repubblica segnano simbolicamente la fine del grillismo. Conte ha infatti detto che è sbagliato pensare che l’Italia sia un Paese corrotto; che ci sono «episodi di corruzione, che vanno combattuti», come in tutto il resto del mondo; e infine che è «da provinciali» ritenere che da noi sia peggio che altrove. Sono parole che seppelliscono tutta la violenta (verbalmente violenta) campagna che Beppe Grillo ha cominciato oltre dieci anni fa con i Vaffa day in tutte le piazze d’Italia, e che è proseguita con una propaganda aggressiva che ha dipinto l’intera classe politica e imprenditoriale italiana come una banda di delinquenti. Il Movimento Cinque Stelle è cresciuto certo per una serie di problemi percepiti dagli italiani, ma soprattutto sull’onda di una rabbia popolare e sulla contrapposizione, creata da Grillo, fra «i cittadini onesti» e «il Palazzo corrotto». La fine del divieto ad allearsi con altri partiti e la leadership almeno apparentemente moderata di Luigi Di Maio avevano già cambiato faccia al Movimento. Ora, con la presa del potere, si attenuano pure i toni, e si invitano i cittadini ad avere buon senso e a rinunciare alle ghigliottine. Per chi conosce la storia, sono maturazioni, o conversioni, già viste.
michele.brambilla@gazzettadiparma.it