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IL CASO

Flat tax, cos'è e come funziona

La "tassa piatta" è basata su un sistema non progressivo: la politica si divide

04 giugno 2018, 19:17

Flat tax, cos'è e come funziona

"Non è vero che dal prossimo anno la Flat Tax entrerà in vigore solo per le imprese, ma ci sarà anche per le famiglie. Poi tutto sarà a regime per il 2020". Lo afferma il senatore della Lega Armando Siri, dopo che Alberto Bagnai, parlamentare della Lega e indicato come possibile sottosegretario all’Economia, aveva annunciato un accordo 'sul fatto di far partire la Flat tax il primo anno per le imprese e poi a partire dal secondo anno per le famigliè. Luigi Marattin, Pd: 'inconcepibile livello di ignoranza e approssimazionè. Martina: basta prese in giro, sulle imprese abbiamo già fatto noi. Confindustria, ora ricostruire fiducia, cruciale agire con responsabilità.

La  Flat tax  è dunque uno dei punti  più controversi  nell'ambito del programma del nuovo governo. Ecco come funziona.

Flat tax in italiano significa "tassa piatta". Si tratta di un tributo basato su un sistema fiscale non progressivo, calcolato come "aliquota fissa" ovvero come un tasso non variabile (espresso in percentuale) che si applica alla base imponibile per calcolare il tributo. Solitamente si riferisce alle imposte sul reddito familiare, e talvolta sui profitti delle imprese. Questo tipo di tassazione fu ideato per la prima volta nel 1956 dall'economista statunitense Milton Friedman.

La flat tax ad oggi è in vigore in Russia ed è  diffusa in alcune Repubbliche ex sovietiche. In Italia la sua introduzione venne sostenuta e promossa da Silvio Berlusconi nel 1994, quando propose un'aliquota del 33% (con una no-tax area per i più poveri) al posto dell'Irpef progressiva. La flat tax è poi tornata come tema politico  a varie riprese, fino a essere ribadita nell'ultima campagna elettorale come punto programmatico della politica finanziaria del centrodestra. Proposta che, dopo il voto del 4 marzo, è entrata nel programma di governo di Lega e Movimento 5 Stelle: la flat tax (o dual tax come è stata soprannominata) prevede l'introduzione di due aliquote fisse al 15% (per i redditi fino a 80mila euro) e al 20% (per quelli superiori) per persone fisiche, partite Iva, imprese e famiglie.

Oggi le aliquote sono cinque e altrettanti scaglioni Irpef (Imposta sul reddito delle persone fisiche, l’imposta progressiva che assorbe una quota percentuale di reddito in proporzione al reddito stesso). Il primo scaglione comprende i contribuenti con un reddito compreso tra 0 e 15 mila euro l'anno. In questo caso l'aliquota Irpef è del 23%, che corrisponde - nel caso di massimo reddito per questa fascia, 15.000 euro - a una tassazione di 3.450 euro. Nella prima fascia sono ricompresi tutti i lavoratori che percepiscono un reddito non superiore a 1.250 euro mensili.

Il secondo scaglione Irpef è quello che comprende i redditi tra da 15.001 euro a 28 mila euro. L'aliquota riservata a questa fascia è del 27%, con una tassazione – nel caso di reddito più alto - di 6.960 euro. Sono rappresentati da tale categoria le persone con reddito mensile non superiore a 2.335 euro. A partire dal secondo scaglione (quindi in caso di reddito maggiore rispetto a quello con aliquota base), si applica l'aliquota successiva solo per la parte eccedente di reddito.

Il terzo scaglione di reddito è compreso tra 28.001 euro e 55.000 euro, per contribuenti con un reddito massimo di 4.583 euro al mese. L'aliquota Irpef è fissata al 38% sulla soglia eccedente la seconda, ossia si applica il 38% solo per la quota di reddito che supera i 28mila euro, ai quali si applica l'aliquota precedente del 27%. In questo caso, la quota Irpef sarà pari a 17.220 euro in caso di reddito più alto.

Il quarto scaglione Irpef coinvolge tutti i contribuenti da 55.001 euro a 75.000 euro, che presentano un reddito mensile non superiore a 6.250 euro. Per questi contribuenti, l'aliquota Irpef sulla quota eccedente il precedente scaglione è del 41% e di conseguenza l'onere fiscale più alto sarà pari a 25.420 euro.

Oltre i 75.000 euro di reddito, ovvero per il quinto e ultimo scaglione di reddito, l'aliquota Irpef è pari al 43%. I contribuenti che percepiscono un reddito annuo al di sopra dei 75 mila euro, che si traduce in oltre 6.250 euro mensili, dovranno corrispondere 25.420 euro più il 43% sul reddito eccedente.



Imposta che pesa  sui redditi bassi: l'incognita degli sconti

Senza adeguati meccanismi di salvaguardia la flat tax rischia di pesare di più sui redditi medio-bassi e sulle coppie sposate ma senza figli. Il dato emerge dalle prime simulazioni sulla 'rivoluzione fiscalè prevista dal contratto di governo tra Lega e Movimento 5 Stelle che si basano anche su alcune ipotesi di costruzione della nuova 'tassazione piattà non dettagliate nel documento.  Nel testo definitivo ora al voto tra piattaforme web e gazebo, infatti, ci si limita a indicare i contorni della misura, un nuovo regime fiscale a due aliquote, 15% e 20% (con la seconda che scatterebbe dopo gli 80.000 euro di reddito), valido per tutti, «persone fisiche, partite Iva, imprese e famiglie». Per queste ultime, si legge nel contratto, «è prevista una deduzione fissa di 3.000 euro sulla base del reddito familiare». L’intento dichiarato è però quello di «non arrecare alcun trattamento fiscale penalizzante rispetto all’attuale regime», per questo non solo resterebbe confermato, come si legge nel documento, «il principio della no tax area», ma potrebbe esserci una esplicita clausola che consenta ai redditi più bassi di mantenere il calcolo delle tasse da pagare con l’attuale sistema se il nuovo dovesse rivelarsi più oneroso.
Nella simulazione elaborata per l’ANSA da esperti fiscali sono state valutate le conseguenze sulle persone fisiche, ipotizzando una tassazione del 15% fino a 80mila euro e del 20% per i redditi oltre gli 80mila euro, due fasce di reddito, 30mila e 100mila euro, e due situazioni familiari, single o coniugi senza figli, ipotizzando in questo caso una deduzione di 3.000 euro fino a 35mila euro di reddito. Si è ipotizzato anche che i contributi previdenziali non siano più deducibili.
30.000 EURO E SENZA FIGLI, FINO A 2.200 EURO IN PIU': A rimetterci di più con il nuovo sistema sarebbe un nucleo familiare composto da marito e moglie senza prole e un reddito di 15mila euro ciascuno, quindi un reddito familiare di 30mila euro. Questa tipologia si troverebbe a pagare 2.197 euro in più mentre un single con reddito equivalente (sempre 30mila euro) pagherebbe di Irpef 2.314 euro in meno. Stima analoga nei calcoli fatti da lavoce.info, secondo cui la stessa coppia che abbia però due figli a carico pagherebbe circa 500 euro in più.
REDDITO A 100MILA EURO, FINO A 20MILA EURO IN MENO: La musica cambia per chi ha redditi cospicui, soprattutto se non si ha famiglia. Un single residente a Roma, nella simulazione, passerebbe da una attuale Irpef di quasi 40mila euro a 19.784 euro con un risparmio di tasse di 20.170 euro. Ma va bene anche a chi ha reddito familiare a 100mila euro (50mila euro a coniuge) sempre se non ci sono figli: il risparmio di Irpef calcolato è di 13.910 euro, simile ad analoga coppia con figli che, nei calcoli di lavoce.info risparmierebbero qualcosa in più, oltre 15mila euro, ritrovandosi con circa il 20% di reddito disponibile in più.