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EDITORIALE

Ma di che privacy stiamo parlando?

di Patrizia Ginepri -

05 giugno 2018, 17:07

Ma di che privacy stiamo parlando?

Un modo per complicare la vita si trova sempre, alla faccia della semplificazione burocratica tanto cara ai parolai. Una decina di giorni fa, mentre il Paese era ostaggio della babele politica, è scattato l’obbligo per aziende e professionisti di adeguare le policy sul trattamento dei dati personali alla normativa Gdpr, il nuovo regolamento comunitario. Chiariamo subito, non è una scelta volontaria. Chi sbaglia o sgarra, rischia mazzate pesanti, a cominciare dai «data protection officer». E mentre siamo inondati da e-mail con la richiesta del consenso o l’aggiornamento dell’informativa sulla privacy, basta parlare con un artigiano, per capire che il passaggio non è semplice. Per proteggere i dati di clienti, fornitori e dipendenti, servono password, consulenze, accorgimenti talvolta bizzarri. Ad esempio, sulla bacheca dei turni in produzione vanno sostituiti i cognomi con nickname. Perfino nelle farmacie, dove il modus operandi era già rigido, si aggiungono nuove complicazioni. A voler sintetizzare, sono almeno otto i passaggi necessari per ogni persona fisica. E portano nuovi costi. Termini come accountability, data protection officer, privacy by design o data breach dovranno diventare pane quotidiano, con buona pace di chi non mastica l'inglese. L'eccesso di zelo, tuttavia conviene, perché le multe sono salatissime: fino a 20 milioni di euro oppure il 4% del fatturato annuo di un'impresa.

Al primo impatto questo giro di vite ricorda la parabola della pagliuzza e della trave. Mentre nei luoghi di lavoro, nei negozi, negli uffici, nei condomini, nelle scuole, si passa tutto al setaccio, in rete le falle restano evidenti. Intendiamoci, nessun riferimento a Cambridge Analytica, basta una storia qualsiasi. Ad esempio, quella di una giovane donna del Missouri che ha pubblicato su Facebook uno scatto «al miele», dove appare sorridente con il marito e due pargoletti biondi. Come biasimare il pubblicitario della Repubblica Ceca, che dopo aver visto la foto, l'ha utilizzata per la reclame di un grande magazzino? La fotografia della famiglia americana ha campeggiato per settimane nella capitale ceca, stampata su un maxi pannello da dieci metri per cinque. La mamma di Jefferson City non l'avrebbe mai scoperto se un amico non fosse andato a Praga, imbattendosi in quattro volti familiari. Morale, che la nuova stretta sulla privacy sia efficace è tutto da dimostrare. E mi devono anche spiegare come intendono limitare l'uso di WhatsApp agli under 16. Di che privacy stiamo parlando?