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LA PAROLA ALL'ESPERTO

Dalla collazione al testamento: come si valuta un patrimonio

07 giugno 2018, 23:34

IL QUESITO
È mancato uno zio che non aveva figli. L’eredità andrà a me e ai due mie fratelli oltre a un nostro cugino il quale aveva già ricevuto una importante donazione in denaro da parte dello zio (che non ha mai fatto testamento). Quella somma secondo noi andrebbe considerata come «acconto» per il cugino, il quale non è d’accordo perché sostiene si trattasse di un regalo. Come dobbiamo comportarci?
S.P.
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Arturo Dalla Tana*
Come valutare, o ricostruire, il patrimonio di una persona deceduta? La risposta cambia con il variare delle situazioni. Cambia se eredi siano coniuge e figli o altri. Se vi siano quote di legittima da rispettare. Se in un testamento si sia disposto al riguardo.
LA COLLAZIONE
Quando eredi sono coniuge o figli il patrimonio viene ricostruito (il termine tecnico è "collazione") aggiungendo a quanto lasciato alla data del decesso i valori dei beni che furono oggetto di donazione. Per almeno due ragioni. La prima: si presume che il donante abbia inteso anticipare, con la donazione, la futura attribuzione del patrimonio. La seconda: quella che si chiama «ricostruzione fittizia» del patrimonio è necessaria per verificare che non vi siano lesioni alla quota di legittima cui i legittimari (coniuge e figli) hanno diritto.
Sul primo punto il donante può intervenire precisando che la donazione è fatta «con dispensa dalla collazione» e che quindi la donazione non rientrerà nel conteggio del patrimonio quale sarà al momento della morte. Con il limite però di cui al secondo punto: purché non si leda la legittima. Almeno ai soli fini della verifica del rispetto della legittima la ricostruzione fittizia va fatta.
I SOGGETTI
Tutto quanto si è detto sinora, principio di carattere generale per rapporti nell'ambito della famiglia, non riguarda però il caso proposto dal Lettore. Perché, in assenza di coniuge e figli, viene meno il presupposto per applicare la collazione: l'esistenza di quel ristretto ambito familiare che la legge richiede. Così come, in mancanza di legittimari, non vi è necessità di ricostruzione fittizia del patrimonio.
Quindi non vi è presunzione che quella donazione fatta in vita a un parente costituisse un anticipo della futura successione. Avrebbe dovuto il donante, se questa era la sua volontà, disporre di quello che restava del suo patrimonio con un testamento, escludendo espressamente quel parente che già da lui aveva ricevuto o riducendone il lascito. In mancanza, quell'ipotesi di anticipo sulla successione non opera e di quella donazione, a differenza di quanto sperava il Lettore, non si terrà conto..
IL TESTAMENTO
Non è solo per problemi di questo tipo, ma un criterio generale, che con l'occasione è qui opportuno ricordare: è utile fare testamento. E' fortemente consigliabile infatti, nella maggior parte dei casi, di provvedere con un testamento alla destinazione del proprio patrimonio, sia quando vi sono discendenti diretti e, ancor più, quando non ve ne sono. Per evitare comproprietà sgradite fra persone che tra loro non vanno d'accordo (succede, e sono situazioni davvero poco piacevoli) o per individuare esattamente i beneficiari. Tutti casi, come quello che interessa il Lettore, in cui due righe di testamento possono risolvere controversie. Succede che si pensa di lasciare un buon ricordo di sé beneficiando una pluralità di parenti. Ma spesso i contrasti economici fra eredi prevalgono sulla memoria. E nelle aule dei Tribunali l'affetto per chi se n'è andato sfuma.
*Notaio
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