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EDITORIALE

Il G7, Trump e la partita a poker sui dazi

di Marco Magnani -

08 giugno 2018, 19:05

Ancora non sappiamo se sarà guerra commerciale ma l’atmosfera al G7 che inizia oggi in Quèbec sarà molto tesa. Il 23 marzo Donald Trump aveva annunciato la decisione di imporre – per motivi di sicurezza nazionale – dazi su acciaio (25%) e alluminio (10%) importato negli Stati Uniti. La misura era rivolta soprattutto alla Cina, la cui sovrapproduzione ha danneggiato in questi anni l’industria pesante americana. Per questo alcuni “alleati” – tra cui Unione Europea, Canada e Messico – erano stati esentati dai dazi fino al 1º giugno in attesa di raggiungere un'intesa. Che tuttavia non c’è stata.
Le mosse del presidente americano, anche se pericolose, sono calcolate. Trump vuole mostrare al proprio elettorato – soprattutto con le elezioni di mid-term alle porte - di mantenere le promesse. Inoltre vuole inviare al mondo un segnale di forza, convincere che fa sul serio, su questo e altri temi. Ma soprattutto prepara il terreno per una dura negoziazione. Il modus operandi di Trump è spesso quello di alzare i toni - a volte anche bluffando - prima di sedersi al tavolo del negoziato. Per intimidire la controparte e cercare di aumentare la posta. Ciò non spaventa i cinesi, il cui leader Xi Jinping è stato definito dallo stesso Trump un eccellente giocatore di poker. Maggiori motivi di preoccupazione potremmo avere noi europei che al tavolo mandiamo Jean-Claude Junker.
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