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EDITORIALE

Il voto di oggi? Un test per la maggioranza. Con tanti limiti

di Luca Tentoni -

10 giugno 2018, 14:31

Appena nato, il nuovo governo è già atteso da un impegnativo «test» elettorale. Oggi, infatti, si vota in circa ottocento comuni per scegliere i sindaci e i consigli. In particolare, si rinnovano le amministrazioni locali di ben venti capoluoghi di provincia, fra i quali Brescia, Vicenza, Siena, Ancona (l'unico capoluogo regionale), Avellino, Catania e Messina. In teoria, questi centri (più Udine, dove si è votato da poco) potrebbero essere considerati rappresentativi del Paese, perché la differenza fra i consensi riportati da ciascun partito nel complesso di queste città differisce per non più dello 0,4% dal risultato nazionale, con due importanti eccezioni: la Lega (qui ha il 4% in meno) e il M5S (3% in più). Lo squilibrio è dovuto alla maggior presenza dei comuni del Sud e delle Isole nel gruppo di quelli dove si vota domenica. È per questa ragione che alle politiche del 4 marzo il centrodestra ha avuto qui un progresso del 3,3% (contro il +7,9% complessivo) mentre il M5s ha guadagnato addirittura il 9,2% (7,2% globale); il centrosinistra, invece, ha accusato una flessione leggermente meno grave di quella nazionale (2,4% contro 3,2%). Detto ciò, quello di oggi può essere considerato un test solo se ci concentriamo su pochi elementi. Infatti, le elezioni precedenti si svolsero quasi tutte nel 2013, quando il centrosinistra si aggiudicò la gran parte dei comuni, mentre il centrodestra era debole il M5S è ancora debole, a livello locale: stavolta, poi, non si presenta in realtà importanti come Vicenza e Siena. Allora, il centrosinistra ebbe il 42% dei voti contro il 6% della sinistra, il 9% delle civiche, il 7,6% del M5s, il 32% del centrodestra. Considerando che il 4 marzo il centrosinistra ha avuto il 23% circa, la sinistra il 5,5%, il M5S il 35,7% e il centrodestra il 33%, si ha un'idea di quanto siano cambiati i rapporti di forza fra i partiti, senza dimenticare che il voto amministrativo ha motivazioni del tutto diverse e peculiari. La presenza di candidati sindaci trainanti, di liste civiche, unita alla scomparsa di alcuni simboli nazionali (talvolta nascosti in liste locali) rende il voto del 10 giugno difficile da leggere. Tuttavia, qualche indicazione può arrivare. In primo luogo, non si può confrontare il dato della Lega con quello della scorsa volta (1,4%); semmai, lo si può rapportare al 13,2% del 4 marzo, per vedere se il Carroccio è in ascesa come dicono i sondaggi. Inoltre, il dato non del solo Pd, ma dell'intero centrosinistra, ci farà capire se l'insediamento locale di questa area politica è ancora forte soprattutto nei capoluoghi toscani, ultime propaggini della vecchia "zona rossa". Infine, vedremo se Forza Italia reggerà al Sud, dove la Lega è meno radicata. Senza pretendere troppo, dunque, qualche spunto si può cogliere persino dal voto molto locale e poco nazionale di domenica prossima.