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IL TEST

Guida autonoma? Non proprio, per ora è meglio Nissan ProPilot

Al volante del Suv Qashqai utilizzando la tecnologia che assiste il guidatore. Ma non lo sostituisce

di Lorenzo Centenari -

19 giugno 2018, 22:32

Elettrica, autonoma, iperconnessa. Sul futuro della mobilità, siamo tutti d’accordo. Tutti, o quasi. Tra i Costruttori c’è anche chi, prendi Nissan, invita il proprio pubblico a non abbandonare mai il sedile di guida, a non smontare volante e pedaliera dai supporti, e a continuare a godere del piacere di viaggiare in senso classico. In una sigla, (Qashqai) ProPilot.


L’auto acquisterà autonomia di funzionamento, ma il fattore umano rimarrà al centro del mondo, anche di quello a quattro ruote. Conducente sorvegliato dai software in ogni suo gesto, ma pur sempre padrone delle proprie scelte. Così Nissan, tra i pionieri nella ricerca sull’autonomous driving, immagina il rapporto tra individui e auto-robot. E la vision del marchio giapponese (guida autonoma «on-demand»?) ben si specchia nello slogan Nissan Intelligent Mobility, roadmap della quale massima espressione è Sua Maestà Qashqai, primo Suv generalista a mettere a disposizione anche del ceto medio la magia della guida (semi)autonoma.


Un breve assaggio della tecnologia ProPilot suggerisce quale sia l’idea che Nissan sta plasmando. Perché il sistema in dote a New Qashqai (optional da 600 euro con cambio manuale, 1.000 euro in abbinamento a trasmissione automatica) corre in soccorso al conducente, ma non lo sostituisce in toto. Lo trae d’impaccio e lo ristora nei momenti di crisi, ma non lo priva del piacere di fare di testa propria.


Tre funzioni in una: regolazione di velocità e distanza (Intelligent Cruise Control), assistenza al mantenimento di corsia (Lane Keep Assist), automazione della guida in colonna con sistema Stop & Go (Traffic Jam Assist). Premendo il tasto blu sulla razza destra del volante, grazie al ProPilot (per versioni 1.6 dCi 130 N-Connecta, Tekna e Tekna+) Qashqai si aggancia a una ideale cremagliera. Impostata una velocità di crociera e stabilita la distanza da mantenere, i sensori radar catturano il veicolo che precede, mentre la telecamera sul parabrezza legge la segnaletica orizzontale.


Risultato: il Suv dagli occhi a mandorla non solo avanza in sicurezza senza doversi preoccupare di modulare la velocità propria e monitorare quella altrui, ma anche segue fedele il virtuale solco scavato dalle linee a bordo carreggiata. A patto che il tachimetro non segni velocità eccessive, e il percorso non disegni curve a gomito. In tutti gli altri casi, il volante mantiene l’auto equidistante dalle due strisce bianche. Se proviamo a scartare carreggiata, la resistenza elettronica è puntuale e robusta quel che basta a scoraggiare la manovra.
Si scatena il diluvio? Se l’intensità della pioggia è eccessiva, uno alla volta radar e videocamere entrano in sciopero. Sino a quando l’acquazzone non cessa, i tergicristalli smettono di infastidire l’obiettivo della camera, e in pochi minuti il meccanismo torna spontaneamente all’opera. Il ProPilot non è novità assoluta: adotta tecnologie già viste su altri marchi premium. Ma per logica di funzionamento, non è secondo a nessuno. A patto che non lo si scambi per un autista in carne ed ossa. E si tengano le mani sul volante.