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il disco

I Rockets “on the road”

di Michele Ceparano -

22 giugno 2018, 20:01

Chi è intorno ai cinquanta non può non ricordarseli. Sono i Rockets, la space-band francese che spopolò in Italia tra la fine degli anni Settanta e i primi Ottanta. Capitanata da Christian Le Bartz, alla voce,  e formata da Gerard  L'Her (basso), Fabrice Quagliotti (tastiere), Alain Maratrat (chitarra) e Alain Groetzinger (percussioni) - almeno questa è la composizione "storica" - trovò nel Belpaese il pianeta ideale. Quarant'anni fa i musicisti dalla pelle verniciata d'argento, con i loro  costumi e strumenti fantascientifici,  sfornavano il  secondo album, “On the road again”. La title track è una rivisitazione di un brano dei Canned Heat. Ma suonato alla Rockets. Un esperimento riuscito che fa il paio con quello di due anni prima quando in “Rockets”, l'album d'esordio, avevano rivisitato “Apache” degli Shadows.
I Rockets, comunque,  sono bravi e i loro concerti sono spettacolari. Alla gente la fantascienza piace; grazie al successo, nel 1977, del film “Guerre stellari” di George Lucas, questo genere si è trasformato da passione di nicchia a fenomeno planetario. Gruppi come quello francese e i tedeschi Kraftwerk (che nel '78 pubblicano l'album “The man-machine”, che contiene la hit “The robots”), sebbene differenti, fanno impazzire i fans. Proprio quarant'anni fa, grazie al produttore Maurizio Cannici, i Rockets si trasferiscono in Italia e iniziano ad apparire spessissimo in tv, in show interessanti come ad esempio “Stryx” di Enzo Trapani. Il loro space-rock, o space-disco, piace ai giovani. I loro costumi, le performance dal vivo nelle discoteche di Le Bartz, vero istrione galattico, infiammano il pubblico. L'anno dopo, il '79, arriverà il disco della consacrazione: “Plasteroid”, quello di “Electric delight”, brano gettonatissimo nei juke-box, quando  l'estate italiana era davvero bollente. Le canzoni di “On the road again” sono tutte ballabili e piacevoli. Titoli, ovviamente, quasi tutti dal sapore spaziale come “Cosmic race”, “Venus rapsody” e “Space rock”. I Rockets, che hanno cambiato negli anni parecchie formazioni e che sono ancora in attività,  nonostante il  look futuribile  fanno però parte del passato. Di un'Italia e di una musica scomparse. Ma in cui forse ci si divertiva di più.