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EDITORIALE

Come potranno motivare una condanna?

di Michele Brambilla -

24 giugno 2018, 14:53

Come potranno motivare una condanna?

Tira una brutta aria attorno al Parma. E girano brutte voci: si parla di pressioni sui giudici sportivi per convincerli a privare i crociati della serie A conquistata sul campo. Ora, noi alle voci non vogliamo credere. Però un fatto è certo: il Parma, intendo la società, è stata mandata a processo per responsabilità oggettiva senza che alcun suo dirigente sia mai stato convocato, né come testimone né come indiziato, dalla Procura federale. È una mostruosità procedurale, forse in linea con la giustizia sportiva, ma certo inaccettabile in uno Stato di diritto. Sarebbe come se, in un processo penale, una persona venisse rinviata a giudizio senza mai essere stata convocata, per un interrogatorio, durante l’istruttoria.
Insomma se le voci di pressioni sono tutte da confermare, le storture della giustizia sportiva sono lì da vedere: e basterebbe questo per chiedersi che razza di mondo sia mai quello del calcio, a quali logiche obbedisca, da quali personaggi sia guidato. Uno vede tutto questo e si chiede anche per quale motivo un imprenditore serio e perbene dovrebbe investire nel calcio.
Alcuni giorni fa abbiamo scritto che questo contro il Parma è il più assurdo dei processi. Ne siamo più che convinti. Proviamo a ricapitolare i fatti. Un giocatore del Parma, Emanuele Calaiò, prima dell’ultima partita di campionato contro lo Spezia manda alcuni sms a un suo ex compagno di squadra: Calaiò, infatti (particolare che non va mai dimenticato), fino a due anni fa giocava nello Spezia, e là ha lasciato parecchi amici. Calaiò scrive in dialetto parmigiano, che non è il suo (è di Palermo, come la squadra che andrebbe in serie A al posto del Parma, sia detto solo per dovere di cronaca e come segno degli scherzi del destino), chiama “pippein” l’ex compagno, gli dice “non rompete il cazzein mi raccomando”, e Dio solo sa che cosa gli faremmo tutti quanti, a questo sciagurato Calaiò, per una sciocchezza del genere. Ma la domanda seria è: davvero si compra una partita in questo modo? Con un sms, senza mai incontrarsi, senza promettere soldi, con un cazzeggio fra un solo giocatore e un altro? Ripeto, tira una brutta aria. Ma se dovessero condannare il Parma, saremmo curiosi di vedere quali parole potrebbero usare per motivare una sentenza che non avrebbe precedenti. Neanche in un manicomio come il mondo del calcio.
michele.brambilla@gazzettadiparma.it