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EDITORIALE

La cecità dell'Europa sul nodo immigrazione

di Domenico Cacopardo -

27 giugno 2018, 16:55

Il mal d’Europa, sin qui latente, si sta materializzando sulla questione migranti: cartina di tornasole del sostanziale rifiuto di Francia e Germania (con noi la storica troika di testa dell’Unione) di andare avanti nel processo unitario, scegliendo quegli egoismi nazionali che in passato hanno mandato in rovina l’Europa.
Alla fine i nodi sono venuti al pettine: ci siamo giunti dopo una serie di errori politici comunitari. Lo sciagurato allargamento a 26 ha reso ingovernabile l’Unione. Il fallimento della costituzione bocciata dai referendum in Francia e in Olanda. L’improvvida primazia tedesca che, introducendo la politica di austerità cieca e totale, ha aggravato la crisi delle nostre economie sociali di mercato, premessa e conclusione di un benessere ampio e condiviso.
La cecità, tuttavia, con la quale è stato affrontato il nodo dell’immigrazione coinvolge i tre paesi guida dell’Unione. A partire da noi italiani che non solo abbiamo accettato supinamente (senza renderci conto dei danni che ci avrebbe arrecato) l’Accordo di Dublino (governo Berlusconi III) e le sue reiterazioni (Monti ed Enrico Letta), ma ci siamo fatti carico, prima con la missione «Mare nostrum» poi con Frontex, della responsabilità totale della gestione di un fenomeno migratorio mai visto prima. La superficialità con la quale tutti i migranti sono stati ammessi nel territorio nazionale, con l’illusione che, poi, sarebbero sciamati negli altri paesi europei senza il loro consenso, ha prodotto frutti velenosi: un rifiuto generalizzato che rende «politico» e solo politico il problema (gli aspetti umanitari sono usciti dalle coscienze degli europei), talché in Italia ha ottenuto la maggioranza chi intendeva e intende serrare col catenaccio le migliaia di accessi che abbiamo nel Mediterraneo. Basta girare un poco, proprio un poco, per osservare quanti poveri giovani immigrati ciondolino nelle nostre piazze, nei nostri giardini, spesso con le birre in mano, usando il «soldo» loro veicolato da organizzazioni caritatevoli e non, in attesa di essere ingaggiati dalla malavita o dai caporali. Senza una speranza di inserirsi con un lavoro dignitoso. Non poteva capitare in un momento peggiore quest’invasione: la più grave crisi economica e sociale dopo quella del ’29 che ha provocato una disoccupazione patologica e, allo stato, irresolubile.
Francia e Germania non hanno ritenuto di cooperare nella gestione del problema. La solidarietà avrebbe comportato una crescita e un rafforzamento comunitari, evidentemente sgraditi.
La dissoluzione diventa possibile: il sogno Ventotene s’è arenato.
E il Consiglio d’Europa dopodomani approverà le solite fumose formule di compromesso che nulla risolveranno.