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EDITORIALE

Mediterraneo, medaglie e tragedie

di Vittorio Testa -

04 luglio 2018, 17:26

Mediterraneo, medaglie e tragedie

Quattro ragazze italiane nere sprizzanti gioia per la vittoria ai Giochi del Mediterraneo. E quella che in altri momenti sarebbe stata pubblicata e archiviata come una semplice fotografia di prestanti atlete sorridenti per la conquista della medaglia d’oro, diventa un’immagine-icona, irrompe nel contesto attuale carica di significante; la visione festosa dell’ignaro quartetto felice provoca le reazioni più disparate, accende dietrologie, polemiche; ciascuno se ne appropria come più gli conviene. Non poteva essere diversamente davanti al colore della pelle di queste ragazze e al luogo del loro successo: il Mediterraneo. E’ qui che occorre compiere un esercizio di sincerità: guardare in noi stessi, riscoprire l’intensità dei nostri sentimenti, il grado della nostra sensibilità.

Non si tratta di opinioni e di giudizi, di battaglia politica e conseguente uso strumentale o obliquo delle notizie per affermare la giustezza o meno di misure governative. Si tratta di misurare quanto e come ci ha cambiati questo infinito, doloroso dramma epocale di morte, di strage, di cadaveri: la tragedia dei migranti, parola alla quale ci siamo assuefatti collegandola magari al disagio di un sovraffollamento  immigratorio nelle nostre città: e quindi vedendo nei migranti una minaccia per la nostra sicurezza. Davanti a quello che è diventato un tremendo spettacolo telegiornalistico dovremmo avere l’onestà di ammettere di esserci assuefatti alla terribile routine: gommoni stracarichi, navi soccorritrici, naufragi, numero dei dispersi. In questi ultimi anni sono morte affogate nel Mediterraneo delle nostre vacanze 35mila persone, uomini in carne e ossa disperatamente alla ricerca di una vita migliore; donne in gravidanza; e centinaia di bambini rigettati sulla risacca, strazianti pupazzetti senza più vita. Uomini, donne, bimbi dalla pelle nera, il popolo scomparso negli abissi del Mediterraneo. Certo potrebbe essere giudicato di cattivo gusto il mettere di fianco l’una all’altra la foto delle quattro belle ragazze italiane festanti e quella dei corpi senza vita dei migranti naufragati: vite che noi, italiani, noi europei non abbiamo potuto salvare: l’immane grandezza del problema certo è disarmante. Ma al di là delle azioni governative, delle polemiche politiche, degli esercizi di dietrologia sulla Lega di Salvini o le provocazioni spesso aberranti di Saviano: al di là dell’opinabile resta la cruda crudelissima realtà: mentre le nostre quattro ragazze nere italiane vincevano l’oro, centinaia di coetanee e coetanei morivano nel tentativo di approdare a un futuro di sopravvivenza, a una vita finalmente umana. Questo è il contesto nel quale la fotografia sommuove le nostre sensibilità: e ogni reazione è legittima: sia che spinga alla rimozione o al rammarico per la mancata solidarietà umana; sia che la nostra pietas per quei poveri disgraziati ci spinga a far qualcosa per loro, senza per questo esser tacciati di «buonismo».
VITTORIO TESTA
vittorio.testa@comesermail.it