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EDITORIALE

Male non fare paura non avere

di Carlo Brugnoli -

06 luglio 2018, 16:13

Male non fare paura non avere

La cultura popolare ci regala pillole di saggezza come quel vecchio detto " male non fare, paura non avere". Kafkiana vicenda quella che vede il Parma a processo per gli ormai strafamosi messaggini dell'ingenuo Calaiò all'amico De Col. E che vede messa in dubbio (non osiamo nemmeno immaginare una simile sciagurata ipotesi) la promozione in serie A conquistata in tre anni. Impresa epica che, anche in caso di assoluzione, verrebbe «sporcata» da un sospetto infamante e infondato: aver tentato di condizionare l'ultima partita di campionato. Ma davvero si può pensare che il Parma sapesse che il buon Calaiò stava messaggiando (peraltro in modo palesemente scherzoso) con il suo amico-collega? E che cosa avrebbero dovuto fare i dirigenti? Andare a controllare il telefonino del giocatore contravvenendo a qualsiasi norma sulla privacy che ha oggi una sacralità pari a quella del Natale o della Pasqua? Siamo seri. In quei messaggi non c'è nulla di nulla, men che meno un tentativo di illecito. Ma non secondo la Procura federale che con un tempismo perfetto, proprio nel giorno del raduno, ha fatto sapere alla società che sarà processata. Complimenti, ma non per la celerità visto che il campionato si è concluso ormai da 49 (quarantanove) giorni e che il prossimo inizierà fra 44. In mezzo, c'è una sentenza e lo stupore di una città che continua a chiedersi: «Perché»?