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ROCCABIANCA

Emergenza ponti sul Po, fumata nera

Ripartizione dei 35 milioni di euro stanziati dal governo: si allunga l'iter. La rabbia di cittadini e amministratori

di Cristian Calestani -

08 luglio 2018, 21:06

Emergenza ponti sul Po, fumata nera

Fumata nera per la ripartizione dei 35 milioni di euro stanziati dal governo, tramite il decreto fiscale, per fronteggiare l’emergenza di tutti i ponti sul Po. Si dovranno attendere ancora alcune settimane per capire quanti soldi saranno effettivamente assegnati alla singola urgenza e, quindi, per sistemare il ponte sul Po tra Colorno e Casalmaggiore, chiuso dallo scorso 7 di settembre e bisognoso di almeno 5 milioni di euro, ed il ponte di San Daniele e Roccabianca, attualmente a senso unico alternato, per il quale servono circa 3 milioni.

Il tema della ripartizione dei soldi per le emergenze dei ponti sul Po, infatti, non è stato inserito, come annunciato, all’ordine del giorno della Conferenza Stato Regioni in programma ieri pomeriggio perché alcune delle province hanno cercato di introdurre interventi non di tipo emergenziale, come espressamente richiesto dal decreto, per i propri ponti allungando in questo modo l’iter procedurale e non permettendo di avere tutta la documentazione necessaria in tempo per la Conferenza.

A ricostruire la vicenda è stato il sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio dei ministri, il cremonese Luciano Pizzetti, che si è confrontato anche con i parlamentari parmensi.

«Per la spartizione dei 35 milioni di euro – ha spiegato – è necessario un decreto frutto di un’intesa con le province. A tale scopo l’Upi, l’Unione delle province italiane, ha inviato una note alle province che si trovano lungo l’asta del Po con strutture di attraversamento del fiume invitandole a segnalare solo le situazioni di reale emergenza. Nelle loro risposte però le province hanno inserito di tutto e di più. Le uniche che si sono attenute in modo rigoroso ai dettami del decreto, per “ponti chiusi o a senso unico alternato”, sono state Parma e Cremona. Questa situazione ha complicato l’iter. L’Upi ha dovuto inviare una nuova nota sottolineando la necessità di indicare solo gli interventi emergenziali, escludendo le manutenzioni di carattere ordinario. Da tutto questo è derivato un ritardo che non ha permesso di preparare il decreto di spartizione in tempo utile per la Conferenza».

A quel punto ha avuto inizio una serie di confronti tra vari enti per cercare comunque di contenere i tempi. «L’Upi – ha spiegato ancora Pizzetti – si è impegnata a completare la raccolta della propria documentazione entro lunedì. Nel frattempo si è lavorato per ottenere la convocazione di una conferenza straordinaria almeno per il 24 gennaio, se non già per il 18. In ogni caso la spartizione delle risorse avverrebbe entro i termini del cronoprogramma stilato per il ponte di Colorno e Casalmaggiore visto che la scadenza per la presentazione del progetto esecutivo è fissata per il 24 di febbraio, per cui per quella data i soldi saranno certamente disponibili e si potranno iniziare i lavori».

L’intoppo ha fatto infuriare cittadini e pendolari, ormai esasperati dai disagi derivanti dalla chiusura del ponte. E a non prenderla certo bene è stato anche il sindaco di Colorno Michela Canova che con pendolari e cittadini si confronta quotidianamente. «Quello che è accaduto non è un esempio di buona politica - ha tuonato il primo cittadino -. Ci sono province che, a fronte di un’importante apertura del Governo rispetto ad una situazione emergenziale, hanno cercato di inserire progetti non urgenti. Il decreto parla chiaro: i soldi servono per sistemare ponti chiusi o a traffico alternato, mentre mi risulta che qualche provincia abbia persino cercato di inserire un ponte nuovo. Agire in questo modo non va bene. È demoralizzante assistere a queste situazioni. Il senso di responsabilità, specie per situazioni emergenziali come questa, dovrebbero averlo tutti».