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EDITORIALE

L'unica opposizione è dentro la maggioranza

di Luca Tentoni -

12 luglio 2018, 11:31

L'unica opposizione è dentro la maggioranza

In ogni democrazia, l'esistenza di un'opposizione forte e dotata di programmi alternativi rende il sistema più competitivo e spinge chi governa a fare del proprio meglio. In Italia, oggi, l'opposizione è estremamente divisa su leadership e programmi. Forza Italia cerca di resistere all'età avanzata del suo fondatore e all'offensiva della Lega di Salvini, che sta svuotando il bacino elettorale azzurro (ormai più vicino al 10% che al 14% delle politiche di marzo). Fratelli d'Italia è in un limbo, fra l'astensione nei confronti del governo giallo-verde e l'aspirazione a ricoprire una delle presidenze delle commissioni di garanzia spettanti alle opposizioni. Liberi e uguali vive una fase di riflessione in vista di un rilancio, ma parte da una base elettorale modesta. Infine, il Pd, che è - per seggi e voti - il principale partito dell'opposizione. In teoria, il segretario Martina dovrebbe essere il principale esponente dei gruppi che contrastano il governo, ma è in realtà solo un traghettatore verso il congresso di febbraio. Intanto, Renzi fa capire di voler controllare direttamente o indirettamente - con un suo candidato alla segreteria - il partito, mentre (a parte Zingaretti, che si è già proposto alla guida del Pd) altri leader paiono incerti sul cammino da intraprendere (molti non sono più con Renzi, ma non sembrano coesi sul nome del governatore del Lazio).
Riassumendo, i partiti che non hanno votato la fiducia (FI, Nci-Udc, Pd, altri di centrosinistra, Leu) hanno ottenuto a marzo il 41,5% dei voti, cui si dovrebbe sommare il 4,4% di FdI, per un totale di circa il 46% contro il 50,1% (alla Camera) di M5S e Lega. Lo scarto virtuale di consensi non è dunque ampio, tuttavia le opposizioni sono frammentate in tante componenti, fra le quali tre che si possono stimare al massimo al 10% ciascuna (FI, il Pd di Renzi, il Pd degli altri) e un paio più piccole. Non siamo in Gran Bretagna, dove il capo dell'opposizione ha un ruolo importante. Gli inglesi hanno Corbyn, il quale - piaccia o meno - ha ottenuto il 40% dei voti e 262 seggi alle ultime elezioni. Dal canto suo Martina guida - pro tempore - un partito del 18-19% e non è neppure il leader del suo soggetto politico (che, al momento, non ne ha). Parlare di un fronte comune dell'opposizione e addirittura di programma alternativo a quello del governo è - ad oggi - un'utopia. Così, spiragli di opposizione si trovano oggi nella maggioranza: sul decreto “dignità” voluto da Di Maio la Lega ha più di un dubbio (si parla di rimaneggiamenti non di poco conto), mentre sulla questione degli immigrati abbiamo già registrato più d'uno scambio polemico fra il presidente della Camera Fico e il leader leghista Salvini. Come ai tempi durante i quali i governi Berlusconi erano forti (2001-2003; 2008-2009) la dialettica più accesa sembra tutta interna alla maggioranza. L'opposizione “non è in partita”, chissà per quanto.

Twitter: @LucaTentoni