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FOTOGRAFIA

«Re-velation» al museo diocesano di Fidenza

Nelle immagini di Carla Iacono emergono valenze e significati del velo

di Stefania Provinciali -

15 luglio 2018, 22:00

«Re-velation» al museo diocesano di Fidenza

Re-velation, mostra fotografica di Carla Iacono, al Museo Diocesano di Fidenza (fino al 14/10) affronta il tema delle differenze culturali, a partire dalla situazione delle donne musulmane immigrate in Europa. Riunisce una serie di venti immagini fotografiche in cui il velo, principalmente l’hijab, ma anche veli cattolici, ebraici e foulard dell’Europa dell’Est, è declinato in diversi modi, con richiami alle differenti culture che lo hanno adottato. Il velo si lega infatti a eventi o situazioni di valore iniziatico, oppure a “riti di passaggio”, come quello dall’infanzia alla pubertà, un tema che da sempre l’artista indaga nei propri lavori. Non a caso, interprete dei ritratti è la figlia Flora, elemento autobiografico che accresce l’enfasi della rappresentazione.

Secondo l’artista è prerogativa femminile affrontare con levità ma determinazione i problemi complessi e delicati. Con Re-velation, non prende posizione sull’uso del velo; piuttosto scava nella storia per “rivelarne” tutta una serie di valenze e significati, nel pieno rispetto delle differenze e delle somiglianze tra le diverse culture. Il suo è un personale e sentito contributo per sollecitare l’osservatore, per far discutere con garbo e passione dell’argomento.

Il lavoro di Carla Iacono, che vive e lavora a Genova, è incentrato da sempre sui temi del corpo e della metamorfosi. La sua è arte di segno “concettuale” e utilizza un misto di sogno, ironia, ambiguita` e fantasia per “svelare” frammenti di memoria o d’inconscio che riaffiorano in forma visibile dalla profondità dell’invisibile.

Alcune opere della serie in mostra rimandano alla ritrattistica della storia dell’arte, a volte con citazioni esplicite ad uno specifico dipinto come in Re-velation 3 e 10 con richiami a Vermeer o Re-velation 16, omaggio ad Antonello da Messina: si tratta di uno stratagemma per realizzare una simbolica contaminazione tra le culture. Le figure sono fotografate su uno sfondo scuro che spesso si fonde con gli abiti; la luce laterale fa emergere la figura dal buio, rivelando i contorni del viso e i dettagli dei veli, rafforzando esteticamente e simbolicamente il concetto di rivelazione.

L’esposizione giunge a Fidenza dopo le tappe nei Museo Diocesani di Genova e di Trento. Nella sede fidentina Alessandra Mordacci curatrice con Clelia Belgrado, ha individuato nella statua della Madonna in trono col Bambino scolpita da Benedetto Antelami nel sec.gXII-XIII e in particolare nel maphorion, il manto che copre il capo e le spalle della Vergine e ne indica la dignità regale, il trait d’union tra l’esposizione e il Museo e lo spunto per viverlo come luogo aperto alle istanze della contemporaneità, per creare reti, “costruire ponti” per il dialogo interculturale e interreligioso.