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CARABINIERI

Concussione, peculato e mobbing: arrestato il vicecomandante dei vigili dell'Unione Val d'Enza

Sospensione di sei mesi per una ispettrice capo

17 luglio 2018, 12:42

Concussione, peculato e mobbing: arrestato il vicecomandante dei vigili dell'Unione Val d'Enza

Un «vero e proprio sistema di potere» in atto da quasi dieci anni, con il comando della polizia municipale utilizzato a piacimento anche per farsi accudire i figli, con pause non autorizzate e assenze ingiustificate. E’ questo il quadro che ha portato alle accuse di concussione, abuso d’ufficio, peculato, omessa denuncia, truffa aggravata ai danni dello stato e 'mobbing' per cui è stato arrestato il vice-comandante della Municipale dell’Unione Val d’Enza (Reggio Emilia), Tito Fabbiani, ora ai domiciliari; l'ispettore capo Annalisa Pallai, indagata in concorso con lui a vario titolo, è invece stata sospesa dal servizio per sei mesi.
Secondo le ricostruzioni dei carabinieri di Castelnovo Monti che hanno condotto le indagini coordinate dal pm Valentina Salvi, gli indagati abusavano della loro qualità di pubblici ufficiali e utilizzavano i beni pubblici a loro piacimento, tanto che il comando era stato ribattezzato "Casa Fabbiani". I due indagati, secondo le accuse, avrebbero anche indotto un noto imprenditore della Val d’Enza a concedere loro in comodato gratuito (utenze comprese) un’abitazione a San Polo d’Enza. Tra le contestazioni, anche l’utilizzo da parte del vice-comandante di un’autovettura Mazda Cx3, acquisita dall’Unione come mezzo di servizio; il vigile l’avrebbe usata invece per scopi personali in modo esclusivo e continuativo.
Tutto è partito da un esposto anonimo arrivato alla polizia municipale di Reggio Emilia nel novembre 2017; da lì è partita l'attività di monitoraggio costante che ha fatto emergere, secondo i militari, il massiccio ricorso del vicecomandante alle pratiche del 'mobbing' e del 'bossing' nei confronti di dipendenti e collaboratori, una serie estenuante di vessazioni psicologiche e maltrattamenti con aggressioni verbali, obblighi di prestazioni non rientranti nelle mansioni di servizio, richieste di delazione nei confronti di colleghi, sotto la costante minaccia, se non avessero ottemperato alle sue richieste, di essere assegnati a turni di lavoro meno favorevoli o sottoposti a procedimenti disciplinari o ancora di vedere negate le proprie richieste in materia di ferie, permessi e orari di servizio.
Un vero e proprio "sistema", dicono i militari, basato su minacce, umiliazioni e demansionamenti, che si perpetuava sin dal 2010.