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DIARIO

Pellegrini di Fidenza sul cammino di Aquileia: "Siamo tornati carichi di ricordi ed esperienze"

17 luglio 2018, 18:11

Pellegrini di Fidenza sul cammino di Aquileia:

Valentino Allegri e i suoi compagni di viaggio hanno affrontato un altro dei loro "cammini", tra curiosità, fede e amicizia. Dopo la Via Francigena e il cammino sulle orme di San Francesco, i pellegrini di Fidenza" quest'anno sono andati da Trieste a Padova in 10 giorni. Valentino Allegri vuole condividere con i lettori della Gazzetta di Parma un resoconto finale sull'esperienza vissuta lo scorso giugno. 
 

E’ sempre bello ritornare carichi di ricordi e di esperienze, rivedere le persone che ti hanno seguito da lontano con interesse e un po’di apprensione, con la voglia di raccontare, di riempire le loro orecchie di parole, parole e parole che per noi sono fotografie di immagini, di momenti belli ma anche di fatica e di difficoltà affrontate, che pur nella loro durezza ci hanno fatto apprezzare ancor più quello che abbiamo portato a termine e di cui vogliamo rendere loro compartecipi.

Il Cammino Aquileiese è stato veramente un percorso molto ricco sia dal lato storico che artistico, a partire da Trieste, città mitteleuropea, con S. Giusto e i reperti romani, p.zza Unità d’Italia, il castello di Miramare, la scoperta di un percorso ciclo pedonale che, lungo la vecchia sede della ferrovia austro–ungarica proveniente dai monti Tauri attraversa l’Austria, la Slovenia fino all’Adriatico. Ci hanno incantato le strette calli del centro storico di Grado, la pace e la bellezza dell’isola di Barbana che ci ha ammaliato con i colori del tramonto. Una lunga camminata in laguna ci ha fatto raggiungere Aquileia, sorta sull’antica e importante città romana, col suo svettante campanile di 73 m., che doveva essere stato come un faro per gli antichi viandanti e naviganti, ma non solo per loro, interessante notare come questa caratteristica si ripeta in tutti i paesi della laguna. Ci ha sorpreso il fascino antico di Aquileia, in particolare la sua cattedrale, il pavimento musivo “scolare”, così chiamato perché serviva ai catecumeni e non, per apprendere i simboli, riconoscere gli animali di terra e di mare, i mestieri.

Abbiamo quindi camminato per chilometri fra le verdeggianti e immense coltivazioni di mais alimentare e non (viene utilizzato anche per la produzione di biogas), fra distese di biondo grano e di vigneti (del contrastato prosecco di pianura), di ortaggi, ma immancabilmente con confini segnati da canali (per gran parte navigabili) e da fiumi, il seminascosto Timavo, il Tagliamento, l’lsonzo e il sacro Piave sul ponte privato a pagamento, ma anche lungo gli interminabili rettilinei in asfalto e ghiaietto bianco sotto il sole battente delle ore più calde del giorno, fatica che costava sudore e dolore alle nostre estremità, ma poi soddisfazione per le tappe giornaliere raggiunte: Monfalcone, Grado, Concordia Sagittaria, sede episcopale, posta sul fiume Lemene, città di antica origine romana testimoniata da importanti reperti come la basilica e il foro che ha preso il nome da una fabbrica di “sagitte”, frecce, che forniva tutte le guarnigioni romane di confine, e infine Jesolo. Come dimenticare poi le bellezze naturalistiche del golfo di Trieste del sentiero Rilke e il Castello di Duino a strapiombo 60 m. sul mare, il colore dei fiumi, la limpidezza dei canali, i bellissimi parchi naturali con svariate specie di uccelli aquatici, compresi i fenicotteri.

Il nostro cammino è stato arricchito anche dalle persone che abbiamo incontrato, in particolare l’erede di una delle più antiche famiglie venete che ci ha ospitato (un suo avo era proprietario tantissimi terreni e di fornaci e aveva donato gran parte dei mattoni per la ricostruzione del campanile di S. Marco), e senz’altro gli ospitanti la cui gentilezza e generosità hanno compensato le fatiche della giornata. Come dimenticare poi la vista all’orizzonte del campanile di S. Marco, l’accelerata a Punta Sabbioni per il battello che doveva condurci a P.zza S. Marco anche se stanchissimi, l’arrivo in P.zza S. Marco sotto un sole battente e circondati da una tale massa di persone da trasmetterci un senso di soffocamento dopo tanti giorni di cammino solitario, tanto da farci scappare, dopo una fugace foto, verso la nostra meta, l’ostello di S. Maria dei Frari. Ma i nostri occhi non erano ancora sazi di bellezze e siamo entrati in questo scrigno di opere d’arte, i dipinti di Tiziano e la sua tomba, di Paolo Veneziano, il bellissimo coro ligneo intarsiato e tanto altro. Ma la vera gioia per gli occhi alle 7,30 del mattino successivo, è stata quella di poter entrare nello splendore di S. Marco e poterlo godere senza persone, come pure attraversare Venezia, il ponte di Rialto, dell’Accademia fino a S. Maria della Salute, e alle Fondamente delle Zattere senza essere fagocitati dalla folla!! Quindi ci siamo imbarcati per Fusina per dare inizio all’altro percorso: la Via di S. Antonio, seguendo la riviera del Brenta e dei suoi canali con chiuse e ponti girevoli, solcati dal Burchiello da Padova a Venezia, costeggiando i paesi di Malcontenta, Mira, Dolo, Stra e le loro splendide ville palladiane, in particolare la stupenda e immensa Villa Pisani .

Sì, siamo arrivati a Padova orgogliosi dopo i 262,00 km percorsi in 10 giorni, ma anche con spirito di umiltà, certi della protezione ricevuta, per la quale devotamente ringraziamo S. Antonio nella Grande Basilica, con il classico abbraccio del pellegrino, aggiungendolo agli altri santi nostri protettori e ricevendo l’Assidua, che certifica il nostro faticoso ma bellissimo cammino. Ma vogliamo godere ancora di un gioiello prezioso del nostro patrimonio artistico, per cui approfittiamo dell’apertura serale della Cappella degli Scrovegni, dipinta da Giotto, per una visita quasi privata, una chiusura – regalo degna di un cammino faticoso ma entusiasmante, con la speranza che sia un degno prologo per futuri cammini.