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IL RACCONTO DELLA DOMENICA

Il lambrusco del Cantinon

di Lina Pancaldi Schianchi -

22 luglio 2018, 17:58

Il lambrusco  del Cantinon

Era settembre e in quei lunghi filari si sentiva un coro di voci allegre, festose.
«Oh campagnola bella tu sei la reginella...!». Le reginelle dei grappoli d'uva che staccavano dai loro viticci. Rossa, matura, sugosa. I cesti si riempivano a vista d'occhio. La vendemmia era al suo apice, le ragazze giovani e belle assaporavano i chicchi. Le labbra si tingevano di rosso e il succo cadeva sui loro petti rigogliosi, sui grembiuli a fiori. I cappelli di paglia al vento, e cantavano... «Oh campagnola bella...!». Un quadro stupendo per un esperto pittore.
La sera, finito il lavoro, portavano i cesti sull'aia. E il mattino seguente erano già sotto i vigneti a raccogliere. Intanto i contadini caricavano i cesti sul carro, a volte trainato dal trattore, a volte dal cavallo. Andavano alle cantine sociali, che per loro era il Cantinon, dove l'uva veniva pigiata in grossi tini e il succo veniva fatto fermentare nelle botti.
Quei carretti in fila sulla strada erano un motivo di divertimento per i paesani.
C'era chi li rincorreva, a piedi o in bicicletta. C'era chi cercava di acchiappare qualche grappolo d'uva. I ragazzi, invece, giocavano, e con i chicchi improvvisavano una partita di pallone.
La sera rientravano nel grande magazzino consegnando i bei grappoli nelle mani dei vignaioli. Questi, con grandi grembiuli e stivali di gomma, iniziavano il primo lavoro: svuotavano i cesti nei tini e si preparavano per la pigiatura.
Il profumo si diffondeva in ogni angolo.
Quel profumo inebriante che lasciava storditi, faceva quasi girare la testa e annebbiava la vista.
Le giornate si susseguivano sempre con lo stesso ritmo: la pigiatura e poi nella botte la fermentazione.
In quei giorni era consuetudine mandare i bambini con un pentolino a prendere il mosto. Si faceva il sugo: una specie di crema con mosto, farina e zucchero bolliti insieme. Le rezdore riempivano le bianche scodelle di quel gustoso nettare violaceo.
E poi, dopo giorni, ci sarebbe stato il vino nuovo pronto per essere imbottigliato e consegnato ai compratori.
Il Cantinon, tutti gli anni, si apriva perché si compisse questo rito. Nel magazzino rimaneva quel dolce profumo e sulle tavole le bottiglie di lambrusco scaldavano le lunghe sere d'inverno.