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ROMA

Scontrino omofobo, cameriere licenziato. E minacce di morte ai gestori del locale

22 luglio 2018, 14:33

Scontrino omofobo, cameriere licenziato. E minacce di morte ai gestori del locale

Un conto a suon di frasi omofobe stampate su uno scontrino. E così, tra il prezzo dei fiori di zucca e la carbonara è spuntata la dicitura «pecorino no, fr... sì». E’ quanto una coppia gay, al tavolo di un ristorante a Roma, si è ritrovata a leggere dopo cena sulla ricevuta da pagare. Ma ora, oltre all’indignazione, sono scattate verifiche del Campidoglio e le proteste degli utenti sui social e sui siti di rating turistico: centinaia di commenti negativi allo scopo di boicottare il locale e portare a zero il gradimento del ristorante, per il quale il Gay Help Center chiede la revoca della licenza.
Il locale oggi ha licenziato il cameriere responsabile del gesto, ma l’episodio è accaduto la sera di giovedì scorso, quando i fidanzati, due 21enni, avevano deciso per la prima volta di uscire in pubblico come coppia. Durante la cena alla 'Locanda Rigatonì al centro di Roma, vicino a Piazza San Giovanni, i due hanno ordinato dei primi, chiedendo di sostituire del pecorino con del parmigiano. Poi, alla fine della cena, si sono visti arrivare un conto che sapeva di scherno. Sullo scontrino c'era scritto: «Pecorino no, fr... sì». Le proteste e la richiesta di spiegazioni sono avvenute tra le risate del cameriere, che parlava di «errore del computer». A quel punto - raccontano i ragazzi - è intervenuta la proprietaria, ribadendo che si era trattato solo di un problema tecnico e dopo mezzora di discussioni, invece delle scuse, è arrivata l’offerta riparatoria di non far pagare il conto ai due. Tutto è finito tra le proteste dello stesso cameriere, il quale si è lamentato con la coppia «per avere fatto una brutta figura con gli altri clienti».
Una cena al veleno che i due non hanno digerito, denunciando tutto al Gay Help Center, che ora chiede la revoca della licenza al ristorante e di valutare anche le sanzioni da adottare, ricordando un episodio a Roma avvenuto nel 2012, quando ad un locale fu sospesa la licenza per aver esposto un cartello con una scritta omofoba.
«Quanto accaduto è un fatto molto grave e non ha nulla di divertente - sostiene Fabrizio Marrazzo, responsabile dell’associazione - purtroppo ogni anno riceviamo oltre 20.000 contatti al nostro servizio per episodi di omofobia». La stessa richiesta è arrivata dalla senatrice M5s Alessandra Maiorino. La sindaca Raggi, ha definito l’episodio «gravissimo» ed è in attesa di una serie di verifiche avviate dal Campidoglio. «L'omofobia non è uno scherzo. E con l’intolleranza non si gioca mai», ha scritto su Twitter Mara Carfagna, vice presidente della Camera. Sulla scia del clamore mediatico, i gestori del locale hanno licenziato il cameriere, un giovane poco più che ventenne che lavorava a chiamata, scusandosi e chiedendo alla comunità Lgbt la «collaborazione per un percorso di tolleranza». La Confesercenti di Roma chiede ora che venga istituito un bollino di qualità per i pubblici esercizi, che possa garantire ai clienti e ai turisti un «galateo dell’accoglienza».

«Ieri è stato un susseguirsi di telefonate violente e volgari e non poche minacce di morte e di danni al locale, che pertanto oggi resterà chiuso. Per non parlare della violenza sui social». E’ quanto riferisce in una nota la direzione della 'Locanda Rigatonì, il ristorante in cui ieri due ragazzi si sono visti portare uno scontrino con insulti omofobi, vicenda che è subito diventata un caso, con i gestori che hanno licenziato il cameriere responsabile del gesto, il Campidoglio che ha annunciato verifiche e un susseguirsi di commenti sui social.
«Stamattina - riportano ancora i gestori dell’esercizio - ci siamo ritrovati uno striscione omofobo e razzista di Forza Nuova di fronte il nostro locale, che è stato poi rimosso da noi stessi. La vicenda dello scontrino ci offende come imprenditori, come lavoratori e come cittadini. Le conseguenze di un atto inqualificabile di una persona che è stata prontamente allontanata, stanno coinvolgendo le famiglie nostre e dei nostri lavoratori. Rinnoviamo la nostre scuse alla coppia coinvolta in questa spiacevolissima vicenda e la richiesta di un confronto e di un percorso condiviso con la comunità LGBT, in modo tale che episodi vergognosi come quello capitato non possano e non debbano più ripetersi».