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EDITORIALE

Se pensassimo a tutti i bambini del mondo

di Michele Brambilla -

22 luglio 2018, 15:03

Se pensassimo a tutti i bambini del mondo

Sono tornati a casa i piccoli calciatori thailandesi ch’erano rimasti imprigionati in una grotta. «Quando abbiamo visto arrivare i soccorritori - hanno detto - abbiamo pensato a un miracolo». Non sappiamo se c’è stato un intervento dall’alto, ma sappiamo che in soccorso di questi piccoli calciatori sono arrivate squadre speciali da tutto il mondo, mi pare da tredici Paesi (vado a memoria), e questo in effetti ha un po’ del miracoloso. Senza guardare alla politica, alle alleanze militari o commerciali, molti Paesi stranieri sono intervenuti per tentare un’impresa che pareva impossibile. Perché lo hanno fatto? La risposta sembra scontata: perché c’erano dei bambini da salvare, e quando si tratta di bambini non c’è politica o interesse economico che tenga.
Eppure, la risposta non è affatto scontata. Perché ci sono bambini anche in Medio Oriente, in Africa, nei tanti Paesi in cui infuriano guerre di cui ci occupiamo distrattamente; ci sono bambini anche sui barconi che attraversano il Mediterraneo. Eppure, le bombe continuano a cadere, i mitra a crepitare, la politica a dividere. Perché solo un evento fortuito, un incidente come lo scivolare in una grotta risveglia la nostra sensibilità, riattiva la nostra solidarietà? Il salvataggio dei bambini in Thailandia testimonia la capacità dell’uomo di rischiare se stesso per il bene; ma anche, per paradosso, il suo strabismo di fronte al male.
michele.brambilla@gazzettadiparma.it