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EDITORIALE

Il manager che ha vinto e segnato un'epoca

di Domenico Cacopardo -

23 luglio 2018, 15:46

Il manager che ha vinto e segnato un'epoca

Il comunicato di John Elkann non lascia spazi a dubbi o a speranze: le condizioni di salute di Sergio Marchionne, il manager del salvataggio e del rilancio, si sono così aggravate da rendere impossibile il ritorno al lavoro e, quindi, immediata la sua sostituzione alla testa della Fiat (ora Fca, Cnh e Ferrari).
Si conclude una storia che è un’epopea.
Figlio di un maresciallo dei carabinieri abruzzese, emigrato a 14 anni in Canada, Marchionne s’é laureato in filosofia nell'Università di Toronto, in legge all’Osgoode Hall Law School della York University e ottiene il Master in Business Administration (Mba) nell’University of Windsor.
Prima attività professionale: avvocato d’affari, particolarmente versato nell’analisi economico-finanziaria. Nel 2002 giunge alla Sgs di Ginevra, azienda leader mondiale nei servizi d’ispezione, verifica e certificazione. Qui, viene «scoperto» da Umberto Agnelli che lo vuole alla testa della Fiat, prossima ormai al «default». Il resto è storia nota: già nel 2005, dopo un anno di gestione della società ne azzera il deficit operando drastici tagli delle uscite e delle tradizionali diseconomie di sistema. Scorpora dalla società auto le attività industriali «non auto» affidandole a un nuovo soggetto: Fiat Industrial, il cui fiore all’occhiello è Cnh, azienda leader nella meccanica agricola (trattori e simili).
E subito dopo avvia il rilancio, nel quale l’uscita (e la memorabile presentazione nel 2007) della nuova 500 è una pietra miliare. Subito dopo, nel 2009, riesce ad acquistare la boccheggiante Chrysler, premessa per la creazione del sesto gruppo automobilistico mondiale.
Più di recente, porta la Ferrari in borsa (un affare che reca tanta liquidità a Fca e alla cassaforte della famiglia Agnelli, Exxor).
All’interno della vicenda rimangono i tentativi della Fiom di Landini di impedire qualsiasi intesa e cooperazione per il rinnovamento delle linee produttive italiane. Un fallimento, visto che lo stabilimento «paria» della galassia Fiat, Pomigliano d’Arco, sottoposto a un radicale rinnovamento è tornato alla produttività. La missione di Marchionne non solo ha avuto successo, ma ha segnato una stagione di cambiamento generale. La creazione di valore è tornata centrale nel sistema economico e sociale, tanto centrale da influenzare le politiche dei governi, portati a favorire la «performance» imprenditoriale. Insomma, l’esempio del manager italo-canadese ha reso incontestabile il ruolo vitale della grande industria, della manifattura e del capitalismo moderno a spese della vantata primazia della finanza.
Non c’è ragione di dubitare delle drammatiche affermazioni di Elkann e, perciò, questo ricordo deve assumere il sapore di un addio.
Come un eroe medievale, tra mille difficoltà e spietate necessità, Marchionne è riuscito a portare la sua armata al successo. La vittoria finale, se ci sarà, è compito del successore.