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POLITICA

Pizzarotti: "Alleanze per le regionali? Nessuna richiesta dal Pd. Forse entriamo nel gruppo di Varoufakis"

24 luglio 2018, 20:02

Pizzarotti:

«Non ho ricevuto nessuna richiesta. E, sinceramente, voglio continuare a fare il sindaco per ora. Dopo, si vedrà». Il sindaco di Parma Federico Pizzarotti, ex M5s e ora fondatore di "Italia in Comune", risponde così a Vanity Fair che gli chiede delle ipotesi di una sua alleanza con il Pd per le elezioni regionali, che in Emilia-Romagna sono previste nel 2019, da giorni sui giornali locali emiliani.

Forse entriamo in Diem25 di Varoufakis. «Raccogliere amministratori da tutta Italia, poi in autunno fare il congresso nazionale. Partecipare alle elezioni regionali. E prepararsi per quelle nazionali». Così Pizzarotti delinea così il suo nuovo partito "Italia in Comune" a Vanity Fair, in edicola domani. In Emilia-Romagna le elezioni regionali sono nel 2019, come le europee di maggio per le quali «stiamo valutando - spiega - se entrare in Diem25 di Varoufakis, un gruppo sovranazionale che raccoglie tutti i movimenti progressisti. L’ex ministro greco mi ha fatto un’ottima impressione».
Incalzato con domande, dal centrosinistra - risponde - «prenderei subito con me Carlo Calenda: uomo competente, anche se poco 'politicò. E forse anche Nicola Zingaretti. A destra? Zaia, uno che porta risultati, più che annunci via Twitter», mentre «Renzi proprio no, è stata un’occasione sprecata».
Chiede di non chiamare "Italia  in Comune" il "partito dei sindaci": «Meglio fronte anti-populista e per una società aperta. Sul tema dell’immigrazione, dei diritti, delle minoranze e dell’Europa». Anche se i sindaci ci sono e la parola chiave è realismo: «I sindaci lo sanno meglio di tutti. Se proponi cose straordinarie e poi non le fai, il cittadino ti vede al bar e giustamente te lo rinfaccia».

PIZZAROTTI CRITICA IL M5S. «Leggo sui giornali della compaesana che Di Maio ha assunto come segretaria», ma «quando io a Parma proposi lo spoil system, venni attaccato. Adesso, sono i primi a farlo a livello nazionale. Sono contento che se ne siano accorti». Pizzarotti nell'intervista a Vanity Fair attacca il M5S al governo, anche per «le alleanze. Quando entrai nell’Anci - racconta - dissero che facevo inciuci. Adesso loro fanno accordi di ogni tipo con la Lega». Vuole delle scuse? «Ne avrei da ricevere tante, ma so che non arriveranno. Da Luigi Di Maio, per esempio, allora responsabile degli enti locali», ma «fa più male» che «tutta quella 'pasta medià, come la parlamentare Giulia Sarti» e altre persone con cui ha «condiviso battaglie», dopo la sua «uscita dal Movimento, per leccare il culo a Gigi, sono rimaste zitte» e «sono state premiate».
Di Maio? «Un opportunista - afferma -. Ama circondarsi dei suoi fedelissimi, senza guardare alle competenze». Di Battista? «Un irresponsabile. Non si è mai preso una responsabilità concreta». Beppe Grillo? «Il disinteressato. Cerca di scendere da una barca che precipita lungo un fiume in piena». Una delle ultime volte che si sono sentiti è stata per Pizzarotti «la più triste», in «piena crisi» nel 2014: «Avevo chiesto un incontro con lui. Sul blog apparve un post: "Vedi Capitan Pizza". Erano riportate le parole di Vedi cara, di Guccini, brano che parla di una rottura tra due persone», così «gli telefonai arrabbiatissimo: "Cosa ca... hai scritto sul blog?". Mi diede la risposta che mi sorprese di più: "Aspetta, fammi vedere"». «Non sapeva niente di quel post. L’aveva scritto Davide Casaleggio, mi dissero, senza neanche avvertirlo».
Allora «forse avrei dovuto espormi di più per difendere i primi fuoriusciti», come Giovanni Favia e Valentino Tavolazzi, militanti emiliani cacciati con poche righe sul blog nel 2012: «La loro cacciata fu il principio di tutto», ma «ero ancora troppo timido, intimorito dal ruolo di sindaco». «E' l’unico rimpianto che mi porto ancora dietro», conclude.