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IL DISCO

E i Kiss si fanno in quattro

di Michele Ceparano -

27 luglio 2018, 21:53

E i Kiss si fanno in quattro

Quarant'anni fa, all'apice del successo  i Kiss, gruppo americano di hard rock che ha costruito il suo successo su magnifici travestimenti, show mirabolanti e un più che discreto rock, ebbero un'ottima idea. Nel 1978 pubblicarono, infatti, nello stesso giorno (il 18 settembre) i loro quattro album solisti. “Marchiati” Kiss, nome la cui grafia in passato tanto ha fatto discutere, i dischi hanno in copertina ognuno le maschere di un componente della band, dipinte dall'italo-americano Eraldo Carugati. 

I titoli portano il nome dei quattro Kiss: Ace Frehley, l'extraterrestre, Gene Simmons, il vampiro, Paul Stanley, la star, e Peter Criss, il gatto. L'operazione non ebbe però buon esito: nonostante i quattro milioni di copie immesse sul mercato, gli lp solisti non incontrarono del tutto il favore del pubblico. L'unico a salvarsi un po' fu Frehley. L'esperimento, che soddisfò solo i fans più sfegatati (solitamente disposti a “bersi” piuttosto acriticamente qualsiasi cosa) resta però tra i più interessanti della storia del rock e, anni dopo, è diventato perfino argomento di libri. Ancora ricercatissimi dai collezionisti - chi scrive nel '78 aveva acquistato quello di Peter Criss (batterista di origini italiane) che, da qualche parte, dovrebbe ancora avere - hanno ognuno delle caratteristiche interessanti: quello di Frehely deve il suo successo al brano “New York Groove”, mentre Stanley non ha cover (a differenza degli altri tre), Simmons punta su grandi collaborazioni, tra cui Donna Summer, Cher (allora sua partner) e Bob Seeger. E' un Simmons che nessuno si aspetta e che reinterpreta in maniera sorprendente    la celeberrima “When you wish upon a star”, dalla colonna sonora di Pinocchio di Walt Disney. Criss, infine, è quello che ha meno successo, ma “ricicla” alcune canzoni scritte per i “Lips”, la band con  cui suonava prima di approdare ai Kiss. Insomma, l'operazione, per quanto interessante, non porta i risultati sperati. 

Anche il film che quell'anno realizzano i Kiss sull'onda del loro successo - “Kiss meets the phantom of the park” (su Vimeo si trova e vale la pena farci un salto, magari solo per i titoli di apertura sulle note di “Rock & roll all nite”) -  viene stroncato  anche se oggi, come accade anche al cosiddetto trash, è considerato un film di culto. E' il 1978 e bisogna tornare subito alle “origini”. E al successo. L'anno dopo, infatti, esce “Dinasty”, l'album di “I was made for lovin' you”, che spopola nelle discoteche, di “2.000 man”, quest'ultima  molto più che una cover di un brano dei Rolling Stones del 1967 (magnifica la versione nel live “Kiss unplugged” del 1996) e di "Sure know something". In copertina i quattro volti dei Kiss, di nuovo insieme, anche se l'unità del gruppo comincia na scricchiolare. Con "Dinasty" la band ritorna in vetta alle classifiche, ma dall'hard rock si vira verso la disco. Il 1980 è l'anno di "Unmasked", con la sua staordinaria copertina a fumetti. Il declino, però, è già iniziato.