Sei in Archivio

EDITORIALE

Così la perenne guerra civile italiana è diventata totale

di Michele Brambilla -

29 luglio 2018, 15:14

Così la perenne guerra civile italiana è diventata totale

«È in corso una guerra civile che armata di insulti dal web si sta spostando nelle strade...» mi scrive via WhatsApp l’amico e collega Vittorio Testa. È dai tempi del Risorgimento che ci si chiede se in Italia non ci sia una guerra civile; la domanda è stata ripetuta riguardo agli anni della guerra partigiana e della Repubblica Sociale, poi ancora nei Settanta, Stato contro Br. In un certo senso si è parlato di guerra civile anche nella Seconda Repubblica, fra berlusconiani e anti. Ma mai come adesso la guerra civile italiana, che pare una condizione perenne, è stata così globale, e forse così pericolosa. Un ministro dell’Interno è mandato affanculo, dal palco, da una nota cantante, e dipinto come Satana dal settimanale di un ordine religioso, mentre uno scrittore professionista «dell’impegno» lo definisce mafioso e ne viene querelato. Per contro, il problema (mal gestito) dell‘immigrazione scalda così tanto le teste già calde che si registrano in pochi giorni sette spari sospetti contro stranieri. Mai come adesso, grazie all’«uno vale uno» della Rete, un così alto numero di italiani è stato nelle condizioni di dare il peggio di sé, e di mettere in pericolo non solo la democrazia (quella vera, non la mostruosa barzelletta di Casaleggio e Grillo) ma anche la convivenza civile. Un giorno, speriamo non lontano, la Storia archivierà, con il bilancio dei danni, la grande bruttezza dei nostri giorni.

michele.brambilla@gazzettadiparma.it